È interessante notare quanto Kleber Mendonca Filho sia un vero antidivo. Dall’autore di un film come L’agente Segreto, che ha ormai consacrato il regista brasiliano al grande pubblico con un’annata eccezionale iniziata a Cannes 78, per poi passare a due Golden Globe e conclusa a marzo con le quattro candidature agli Oscar, implicitamente ci si aspetterebbe più riservatezza, o perlomeno un atteggiamento più schivo.

In un cinema Modernissimo tutto esaurito, con le trecentotrenta poltrone rosse con ricami dorati che stanno per essere occupate da una massa di cinefili accaldati, Mendonca Filho è invece in piedi vicino alle prime file di sinistra, a suo agio come uno spettatore qualsiasi. Alcuni passando infatti gli stringono la mano, altri lo osservano curiosi da una distanza di sicurezza. Mentre ognuno probabilmente avrà visto le foto delle code interminabili sotto i portici di Bologna e delle serate in Piazza Maggiore, che ha pubblicato sui suoi social già nei giorni di apertura del Cinema Ritrovato.

«SONO ARRIVATO a Bologna domenica, è la mia prima volta al festival. Ogni film che ho scoperto finora mi ha ispirato per delle nuove idee. Come quello di oggi pomeriggio ad esempio, Gloria (1926) di Raoul Walsh, che non avevo mai visto», esordisce Mendonca Filho. Che non è qui solo per incontrare chi sta frequentando questa quarantesima edizione XL ma soprattutto per presentare Crítico (2008), il documentario che ha dato il via alla sua carriera da cineasta dopo circa tredici anni vissuti da critico cinematografico.