Uno dei più potenti film mai realizzati sul tema delle dittature sudamericane: “The Secret Agent” del regista brasiliano Kleber Mendonça Filho è uno dei titoli più importanti visti fino a oggi all’interno del concorso del Festival di Cannes.

Ambientato in Brasile nel 1977, in piena dittatura militare, il film racconta di Marcelo, un uomo in fuga che torna nella sua Recife sperando di potersi riunire a suo figlio. Arriva durante la settimana del carnevale e presto realizzerà che la città non è certo quel posto sicuro e non violento che si aspettava.

Dopo il bellissimo documentario “Retratos fantasmas” (2023), Kleber Mendonça Filho torna al cinema di finzione e lo fa rendendo ancora Recife – la sua città natale – la vera protagonista della pellicola.

Come nei precedenti “Acquarius” (2016) e “Bacurau” (2019), è evidente come quello di Mendonça Filho sia un cinema politico che, in questo caso, guarda al passato per ragionare anche sul presente.

La forza di “The Secret Agent” non è però solo nei contenuti, ma in una struttura narrativa sempre destabilizzante, capace di scuotere e spiazzare lo spettatore dall’inizio alla fine: a partire dal personaggio di Marcelo, magnificamente interpretato da Wagner Moura, il film si muove di continuo sul territorio dell’ambiguità, riuscendo, anche per questa ragione, a rimanere coinvolgente per tutte le circa due ore e mezza di durata.