Era uno di noi Kleber Mendonça Filho finché, nel 2007, ha lasciato definitivamente la critica cinematografica per dedicarsi – giustamente – alla regia. Non avremmo altrimenti avuto il magnifico suo ultimo film Agente segreto, acclamato a Cannes 2025 (premio per la miglior regia) e in tutto il mondo, inclusi gli Academy Awards dove è stato candidato in diverse categorie. Se la popolarità è recente, la cinefilia conosce da anni questo talentuoso cineasta brasiliano che il Cinema Ritrovato, edizione XL, ha invitato ieri a tenere un incontro con il pubblico e a presentare il suo primo lungometraggio, il documentario Crítico (2008), evidentemente dedicato alla sua “prima” carriera.
Nato, cresciuto e residente a Recife, Mendonça Filho ha vissuto infanzia e adolescenza sotto la dittatura “che impediva la visibilità a diversi film, che ho recuperato successivamente”. Ecco perché le sue fonti d’ispirazione cinematografica sono sparse, non lineari, eterogenee. Dai generi hollywoodiani agli autori europei passando, ovviamente, per il cinema nazionale apprezzato tardivamente. “Volevo studiare regia fin da subito, ma mi hanno scartato dalla scuola di cinema e quindi ho studiato giornalismo e ho iniziato a scrivere sul cinema, praticando la critica per 13 anni”. È lì, di fatto, che il 57enne del Nordeste brasiliano ha coltivato la sua formazione cinematografica: “Mentre facevo il critico, giravo anche i miei primi cortometraggi”. Ma che tipo di critico era il regista di Aquarius (2016) e Bacurau (2019), entrambi in concorso sulla Croisette che l’ha subito adottato fra i propri “protégé”? “Per me la critica non riguarda lo scrivere bene o male di un film, bensì l’interpretazione del suo senso rispetto al proprio contesto ma anche rispetto al mondo che ne fa esperienza, quindi il pubblico.







