di

Valerio Cappelli

Lanciata a vent'anni da Cous Cous («il regista mi chiese se sapevo ballare la danza del ventre, dissì sì ma non era vero»), è una delle star della nuova scena francese

Hafsia Herzi arriva con i suoi occhi profondi, scuri come un pozzo nero, come la notte che abita il feroce party insanguinato nel film di cui è protagonista (partecipa Monica Bellucci) The Birthday Place di Léa Mysous. Ma cala un altro jolly a Cannes. A Un certain regard in Quelques mots d’amour di Rudi Rosenberg è una madre che cresce da sola i suoi due figli, e la maggiore si convince che il padre la ami, da qualche parte. «È un film a tratti divertente, Rudi non voleva che la ricerca del padre fosse troppo triste».

Questa storia riguarda da vicino Hafsia: «Io però mio padre non l’ho mai conosciuto, morì che avevo 18 mesi. L’ho sempre idealizzato. Nel film il padre è vivo, il che rende la situazione più complessa». Sua madre che non sapeva né leggere né scrivere ha cresciuto sei figli, lavorava come domestica: «Mi diceva, io sono tua madre e tuo padre. Ed è ciò che mi ha dato la scossa durante le riprese. Tutti in famiglia lavoriamo da quando siamo piccoli. Io avevo tentato di fare l’infermiera ma il corso costava 2000 euro e non potevo permettermelo». Sua madre l’ha vista recitare da molto giovane, «era preoccupata sapeva che volevo recitare, scrivere, dirigere un film». L’ha fatto anche lo scorso anno, e Nadia Melliti, la prim’attrice in La petite dernière, ha vinto a Cannes. «Sono competitiva, ora la palma la voglio io». Nei suoi film corre il conflitto fra tradizione e libertà personale. «Non ho background cinematico, non vado spesso al cinema, ho imparato sul campo». Era una ragazza, oggi è una donna, è mamma, impegnata sui temi della marginalità, dell’identità femminile.