Una lotta interiore strazia Fatima, l'ultima di tre sorelle: francese di origine algerina, musulmana, praticante, studentessa modello, pratica il football ed è divorata dai sensi di colpa perchè sta scoprendo di essere omosessuale e la sua religione non approva.

E' il plot de La Petite Derniere, film dell'attrice Hafsia Herzi, nota al grande pubblico per Cous Cous di Abdellatif Kechiche che scandalizzò Venezia nel 2007 vincendo il Leone d'argento.

Con questo film, un efficace ritratto di una giovane di seconda generazione lungamente applaudito oggi, Herzi per la prima volta accede con la sua terza opera al concorso del festival di Cannes in un gruppo di sette cineaste su 22 titoli, un numero che fa ben sperare nella tanto attesa svolta per la parità di genere al cinema. Ed è attrice e regista, una nuova categoria sempre più affollata anche sulla Croisette: oltre ad Hafsia ha fatto il photocall per The Chronology of water la star hollywoodiana Kristen Stewart che presenta a Un certain regard il suo primo film adattamento del bestseller autobiografico di Lidia Yuknavitch, esplorando come il trauma di una giovane donna (Imogen Poots) cresciuta in un ambiente devastato dalla violenza e dall'alcol possa essere trasformato in arte letteraria. In attesa il 20 maggio di un'altra star americana, Scarlett Johansson che realizza il sogno a lungo accarezzato di debuttare alla regia con Eleonor the great. In entrambi casi storie di traumi, autodeterminazione, riscatto Lo sguardo femminile arriva sul grande schermo dopo anni di attesa con numeri non ancora esaltanti ma certo riflesso di un cambiamento di rotta nell'industria cinematografica che vede spesso le cineaste entrare anche nella produzione un po' ovunque, Italia compresa come testimoniato ai recenti David di Donatello.