Con un’eco di Haneke (Il nastro bianco) e Malick (L’albero della vita), come impronte macerate nella regia e innestate su una macchina da presa mobile e selvatica, la quarantenne Mascha Schilinski è una delle sorprese di questa prima parte del festival di Cannes. L’eredità emotiva di tre generazioni al femminile, nella Germania rurale dal nazismo ai giorni nostri, è il filo conduttore di un viaggio tra spettri e sentieri obbligati, errori e pulsioni che queste donne si trovano a vivere in una casa contadina.
La sorpresa di Sound of falling
Questioni ambientali o di sangue, poco importa, Sound of falling si sviluppa, passando per la Guerra fredda dalla parte della Germania dell’Est, attraverso un female gaze che non esclude il pubblico maschile e, frammentando i tempi, mischiandoli assieme, realizza un film che sembra una caduta (falling appunto) in un limbo caldo, ma pieno di insidie, fantasioso e fantasmatico, con codici d’amore, a volte violenti e tribali. Di fatto, il film stesso è un prodotto delle origini e degli orientamenti dell’autrice: figlia di regista, ha avuto l’occhio della psicologa infantile (si è laureata in questa materia) nella scelta della piccola protagonista Alma, Hanna Heckt, di notevole peso per la riuscita del film. Il suo precedente esordio, La figlia, aveva al centro una bambina che manipola la separazione dei genitori.














