di

Beba Marsano

L’attore parte dalla sua città per parlare di sentimenti, vicoli in cui perdersi, lunghe giornate al mare e l'immancabile focaccia

«Il Giro d’Italia? Per me rappresentava l’inizio dell’estate e mi sembrava finisse sempre troppo presto, lasciandomi il senso amaro del tempo che va via veloce». Maurizio Lastrico, attore e cabarettista, ricorda quando la corsa passava sotto casa a Sant’Olcese — patria di un celebre salame a grana grossa — nel primo entroterra genovese: «Il paese si vestiva a festa, un elicottero lo riprendeva e questo — in un’epoca lontana dai social — ci faceva sentire per una volta al centro del mondo».

Il ciclismo è uno sport che si limita a seguire o che si diverte anche a praticare? «Amo inforcare la mountain bike, arrampicarmi sulle alture di Genova e poi lanciarmi veloce in discesa; spettacolari il Giro dei Forti (formidabile sistema di fortificazioni a difesa della città, ndr) e il tracciato dell’ex guidovia per il santuario della Madonna della Guardia; adesso, però, non posso farlo, i contratti cinematografici me lo vietano».