A Chieti il Giro parte già dentro un paesaggio da bere. Non perché la tappa debba trasformarsi in un tour delle cantine, ma perché qui il vino è parte dell’identità del territorio: Montepulciano, Cerasuolo, Trebbiano, Pecorino, colline che guardano l’Adriatico e una provincia che ha avuto un ruolo decisivo nel racconto moderno dell’Abruzzo vitivinicolo. Poi la corsa scende verso il mare e risale nelle Marche del Fermano, dove il bicchiere cambia accento e la tavola mette insieme maccheroncini di Campofilone, ciauscolo, vincisgrassi, frustingo e cucina di collina.
Cosa bere
Nel Chietino il vino entra subito con nomi solidi. Masciarelli, a San Martino sulla Marrucina, resta una delle cantine che hanno portato l’Abruzzo fuori dai confini regionali: la linea Marina Cvetič, nata nel 1991, è tra le sue firme più riconoscibili, mentre per il Cerasuolo – cui il Consorzio di Tutela sta dedicando grande energia per la promozione negli ultimi anni, compreso un progetto per definirne il Pantone ufficiale –, si può cercare il Gianni Masciarelli Cerasuolo d’Abruzzo DOC. A breve distanza Cantina Tollo racconta la dimensione cooperativa del territorio, con bottiglie come il Deìvaì Cerasuolo d’Abruzzo DOP Terre di Chieti Superiore. A gestione familiare Tenuta I Fauri regala una luminosa interpretazione del territorio con il Baldovino Cerasuolo d’Abruzzo DOC, prodotto nel comune di Chieti. A Loreto Aprutino, Torre dei Beati aggiunge il Rosa-ae Cerasuolo d’Abruzzo DOC, dalle colline pescaresi. Per costruire un itinerario più ampio tra denominazioni, cantine e percorsi, il Consorzio Vini d’Abruzzo resta il riferimento di servizio, anche attraverso le proposte di enoturismo raccolte sul suo sito.











