Qui il Giro smette presto di essere una passeggiata. La Formia-Blockhaus mette insieme 244 chilometri dal Tirreno laziale alla Majella, con un percorso che parte dal Golfo di Gaeta, attraversa Venafro e l’Alto Molise, poi entra in Abruzzo tra Castel di Sangro, Roccaraso, Roccamorice e il Blockhaus. Anche il menu cambia altitudine: tiella, pesce e olive alla partenza; olio e cucina interna nel mezzo; formaggi, carni, funghi e liquori d’erbe nel finale di montagna.
Piatti tipici
Sul versante laziale, tra Formia e Gaeta, per una merenda è ottima la tiella di Gaeta: una torta salata chiusa, con ripieni diversi, dal polpo alle scarole, dalle alici alle verdure. È uno dei piatti più riconoscibili del golfo. Lo stesso golfo dove ordinare gli spaghetti alla formiana (un misto di frutti di mare, crostacei e calamari), le alici arreganate, condite con origano, aglio, olio e pangrattato, e lo zerro alla scapece, pesce azzurro fritto e marinato. Ricette di gran sapore per una tavola dove la regina è l’oliva di Gaeta DOP: piccola, scura, sapida, la fa da padrona in un ripieno di scarole come all’aperitivo.
E di olive, anche se con un altro piglio, si parla anche nel breve passaggio molisano. A Venafro, in un’area anticamente vocata, il prodotto chiave è l’olio extravergine, che segna il passo di una cucina semplice ma non per questo priva di gusto. Basti pensare a “i V’scuott”, taralli tipici della zona che vengono prima bolliti e poi cotti al forno, di cui l’olio è un ingrediente fondamentale. Nel tratto abruzzese, tra Alto Sangro, Roccaraso e Majella, si sale in vetta. Entrano in cucina agnello, formaggi, funghi, carni, paste fresche e piatti intensi come le pallotte cacio e ova, polpette senza carne preparate con pane, formaggio e uova e gli arrosticini, che sono uno dei comuni denominatori dell’Abruzzo a tavola. Il pasto si chiude a Guardiagrele, con le sise delle monache: pan di Spagna e crema pasticcera, dalla forma a tre punte, legato alla tradizione cittadina.












