Il consumo di caviale nero in Russia è diminuito del ventidue per cento. I russi preferiscono comprare il caviale rosso, che costa il 30 per cento in meno. Con la richiesta in diminuzione, il caviale nero viene anche prodotto meno, l’Unione dei pescatori ha fatto riferimento a un cambiamento nei gusti dei russi, ma è difficile che la scelta di passare dal nero al rosso non abbia anche a che fare con la crisi economica generale che investe molti settori del paese al punto che, secondo le previsioni economiche pubblicate dal sito The Bell, la Russia va incontro ad almeno due anni di stagnazione. Le cartelle che però Vladimir Putin ha portato con sé ieri in Cina, assieme alla sua grande delegazione di ministri, consiglieri, amministratori di società statali e oligarchi, contengono contratti importanti. I media russi riferiscono di quaranta documenti su cui i leader di Mosca e Pechino apporranno la loro firma per incrementare e rafforzare i rapporti che vanno dall’industria all’energia. Al centro degli interessi del Cremlino però c’è soprattutto il progetto continuamente rimandato del gasdotto Sila Sibiri, o Power of Siberia, con una capacità di 50 miliardi di metri cubi di gas all’anno, che finora ha accumulato una storia di speranze e ritardi. Il gasdotto è un grande affare per Mosca, indirizzerebbe il gas dai giacimenti che un tempo rifornivano l’Europa verso la Cina e ogni incontro fra Putin e il leader cinese Xi Jinping non si è ancora mai concluso con la firma tanto desiderata da Mosca. Lo scorso settembre, i due leader si erano incontrati a Pechino in occasione della parata militare organizzata dalla Cina per gli ottant’anni dalla fine della Seconda guerra mondiale e Putin era tornato a Mosca con la firma di un memorandum d’intesa per la costruzione del gasdotto, un ritardo ulteriore del piano che ha dato il via soltanto alla progettazione da parte degli ingegneri di Gazprom, il colosso dell’energia russo. In questo momento, sia la Russia sia la Cina hanno più bisogno che mai che il progetto parta: Mosca ha problemi economici, e la sua economia è sostenuta soprattutto dai cinesi, e Pechino non vuole rimanere legata allo Stretto di Hormuz, all’imprevedibilità degli iraniani, ha bisogno di diversificare e il gas russo è sempre a buon prezzo.Ieri Putin è arrivato in serata, un corteo di macchine Aurus con targhe cinesi ha atteso la sua delegazione in aeroporto. Il programma è intenso e da parte di Pechino c’è la volontà di manifestare al capo del Cremlino gli stessi onori usati al presidente americano Donald Trump durante la visita che si è conclusa quattro giorni fa. Secondo il Financial Times, Xi e Trump avrebbero parlato del conflitto in Ucraina e il leader cinese avrebbe detto al presidente americano che Putin potrebbe pentirsi di aver iniziato la guerra. Sia Trump in persona sia i cinesi hanno smentito l’articolo del quotidiano britannico, ma a dimostrare che nessun pentimento alberghi fra le preoccupazioni di Mosca è proprio Vladimir Putin. Nel momento di massima fragilità economica, il capo del Cremlino punta tutto sulla possanza militare. In Ucraina la guerra non va “secondo i piani” – questa è la formula usata dai funzionari russi, che però non specificano mai quali sono in questo momento “i piani” – ma Mosca è determinata a mostrare di avere tutte le capacità per andare avanti e lo fa anche con le esercitazioni militari. (Flammini segue nell’inserto I)Ieri sono iniziate le manovre della triade nucleare russa e andranno avanti fino al 21 maggio. Putin è partito per Pechino mentre volavano i missili e l’obiettivo è mostrare che le forze nucleari sono pronte, minacciose, aggressive e se sulla Piazza Rossa nel Giorno della vittoria, il 9 maggio scorso, il capo del Cremlino ha mostrato una parata rimpicciolita, per le esercitazioni invece ha messo in campo uomini e mezzi, la flotta del Pacifico, quella del nord e otto sottomarini nucleari strategici, coinvolgendo la Bielorussia perché verranno testate le armi che sono state dislocate nel territorio di Minsk. Putin non è pentito e non deve neppure dimostrare a Xi Jinping di esserlo. Ieri la Reuters ha pubblicato un articolo basato sui documenti di tre agenzie di intelligence europee, secondo le quali in Cina sono stati addestrati duecento militari russi a pilotare droni e nell’estate del 2025 è stato firmato un accordo fra alti ufficiali dei due paesi, redatto in russo e in cinese.Prima di partire per Pechino, Putin aveva registrato un videomessaggio per parlare della grande amicizia con Xi Jinping e con il popolo cinese. La Cina lo ha accolto con lunghi articoli di propaganda sul rapporto esclusivo fra i due leader, costruito con discussioni frequenti, celebrazioni di compleanni, mangiate, bevute e passeggiate. Il capo del Cremlino senza remore né pentimenti va a Pechino con la convinzione di celebrare la costruzione di un nuovo ordine globale che lui, con l’attacco all’Ucraina, ha contribuito a costruire. Il programma della visita prevede, oltre a picchetti d’onore, affari, cerimonie del tè, anche l’adozione da parte dei due leader di una “dichiarazione sull’istituzione di un mondo multipolare e di un nuovo tipo di relazioni internazionali”. Non vuol dire nulla di pratico, se non che Putin non pensa di avere qualcosa di cui pentirsi. E Xi neppure.
Gas, affari e soldati. I confini dell'alleanza fra Putin e Xi
Il capo del Cremlino non si pente della guerra in Ucraina, va a Pechino a fare affari, convinto di celebrare un nuovo ordine mondiale che con l’aggressione a Kyiv ha contribuito a costruire. Nucleare e caviale














