È dal 24 febbraio 2022 che ci si domanda, curiosamente, se la Cina appoggi o meno l’invasione russa dell’Ucraina. In certi momenti, anche di recente, c’è chi ha pensato che Pechino potesse fare da mediatore tra Mosca e Kiev, come se si trattasse di un osservatore non schierato. Curioso perché il presidente cinese Xi Jinping non ha mai negato lo stretto rapporto di amicizia politica con Vladimir Putin e non ha mai criticato l’attacco all’Ucraina. Ora, però, è evidente che la Repubblica Popolare sostiene in più modi lo «sforzo» bellico della Russia. Cinque think-tank europei hanno raccolto e messo assieme una serie di dati per fotografare la relazione tra i due Paesi che vogliono ridisegnare a loro modello i rapporti internazionali: rivelano scambi bilaterali in crescita dal momento dell’invasione russa. I cinque centri di studio europei — il tedesco Merics, il polacco Osw, gli svedesi Nkk, Sceeus e Ui — notano che l’interscambio tra i due Paesi ha toccato i 245 miliardi di dollari nel 2024, più del doppio rispetto al 2020. In particolare, Mosca ha potuto contare sulla rete di salvataggio cinese per le sue esportazioni di energia quando l’Occidente ha deciso di ridurre gli acquisti dalla Russia: dall’inizio del 2022, si nota un’impennata di esportazioni russe di gas, petrolio e carbone verso la Cina.
L’amico Xi Jinping e la guerra di Putin
I cinque centri di studio europei notano che l’interscambio tra i due Paesi ha toccato i 245 miliardi di dollari nel 2024, più del doppio rispetto al 2020. In particolare, Mosca ha potuto contare sulla rete di salvataggio cinese per le sue esportazioni di energia quando l’Occidente ha deciso di ridurre gli acquisti dalla Russia: dall’inizio del 2022, si nota un’impennata di esportazioni russe di gas, petrolio e carbone verso la Cina.






