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23 AGOSTO 2025

Ultimo aggiornamento: 9:31

Il triangolo no. Anzi, ni. Non è più da escludere che nel dialogo tra Donald Trump e Vladimir Putin si inserisca anche la Cina. Rimandate le tariffe, i rapporti con Washington sono più distesi, e “l’amicizia senza limiti” con la Russia rende Pechino un interlocutore privilegiato nel difficile raggiungimento di una tregua con l’Ucraina. Tutto ruota intorno alle garanzie richieste da Kiev in caso di cessate il fuoco. Nonostante le pressioni di Trump e l’apertura a protezioni “simili all’articolo 5 della Nato”, non sono stati ancora definiti né il perimetro né le modalità delle eventuali misure. Sappiamo solo che gli Stati Uniti hanno escluso l’invio delle proprie truppe in Ucraina, lasciando l’onere agli alleati europei. Ma l’impegno a lavorare a una “forza di rassicurazione” da schierare in caso di cessazione delle ostilità si scontra con le debolezze politiche ed economiche di alcuni paesi chiave. La Germania ha segnalato la mancanza di personale e capacità operative.

È qui che potrebbe entrare in gioco la Cina. D’altronde, Putin lo ha detto chiaramente: niente truppe Nato in Ucraina. Secondo Axios, invece, il capo del Cremlino avrebbe espressamente chiesto di coinvolgere Pechino come garante. Posizione confermata dal ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov, che in proposito ha ricordato come questa opzione fosse già presente nell’accordo redatto a Istanbul “all’inizio dell’operazione militare speciale”. L’idea è stata scartata da Volodymyr Zelensky, diventato negli ultimi mesi più esplicito nel puntare il dito contro il supporto economico (e indirettamente militare) fornito dalla Cina a Mosca. Ma il presidente ucraino potrebbe dover accettare un compromesso, soprattutto qualora l’idea di passare la patata bollente a Pechino fosse approvata da Trump, la cui priorità è tenere gli Stati Uniti fuori dal pantano europeo.