Sul gemellaggio con Tel Aviv si consuma la frattura tra il Pd e il sindaco Giuseppe Sala, con il primo cittadino di Milano che critica i toni usati dal partito in consiglio comunale che segnano "un momento di sfiducia nei confronti del mio operato, e quindi bisogna riflettere".
La vicenda del gemellaggio con la città israeliana segna così una nuova crisi tra il sindaco e la sua maggioranza, che solo venerdì scorso si era ritrovata in un vertice per pianificare l'ultimo anno di governo, in vista delle elezioni comunali del 2027. Se sui temi concreti della città c'è convergenza di vedute, sulla politica internazionale rimane la distanza, anzi si crea una "frattura" come ha spiegato Sala. A creare le ultime tensioni la decisione dei Verdi di riportare al voto in aula un ordine del giorno per chiedere il rispetto di quanto deciso dal Consiglio lo scorso ottobre, cioè l'interruzione del gemellaggio con Tel Aviv in segno di protesta "per il genocidio" a Gaza.
Anche il Pd, nella sua direzione cittadina, aveva incalzato il sindaco ad attuare quanto deciso dall'aula ma Sala aveva insistito, mostrando una lettera del primo cittadino Ron Huldai, sul fatto che il gemellaggio andava mantenuto.
"Quella volontà approvata democraticamente dall'aula non ha trovato seguito nei piani alti", ha rimarcato ieri in Consiglio la capogruppo Dem Beatrice Uguccioni. Parole che non sono piaciute a Sala, tanto più che l'ordine del giorno dei Verdi è stato bocciato a causa proprio delle divisioni interne del Pd, con tre consigliere che hanno votato contro, unendosi ai Riformisti e alla Lista La Civica Milano. Risultato: una maggioranza divisa. "Le parole della capogruppo del Pd le ho trovate improprie - ha osservato Sala -. Non possiamo rimanere indifferenti davanti a quello che è successo, perché il governo di una città è fatto di tante cose, ma soprattutto sul fatto che chi si prende l'onere di guidarla deve poter contare su una maggioranza coesa e ieri qualcosa si è perso".













