Il gemellaggio che separa la politica
Sergio Scalpelli
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Quando Beppe Sala dice che “ieri si è consumata una frattura, non c’è dubbio”, parla da primo cittadino che non può più non riconoscere la crepa aperta tra lui e un pezzo della politica di cui dovrebbe essere referente. Le parole le sceglie con cura, perché sa che a Palazzo Marino non si è votato soltanto sulla sospensione di un gemellaggio. Si è votato sulla tenuta di una maggioranza che da mesi non riesce più a riconoscersi in chi la rappresenta.
La capogruppo Uguccioni che evoca i “piani superiori” — formula da consorzio di condominio, non da partito di governo — restituisce l’immagine plastica di un Pd milanese che, anziché stare al fianco del proprio sindaco, preferisce parlargli contro dai banchi dell’aula. E il sindaco, per una volta, reagisce: improprie quelle parole, dice, e improprio l’atteggiamento di chi finge di non essere parte della stessa giunta che ha deciso di mantenere il rapporto con Tel Aviv.











