Che farà Beppe Sala dopo aver concluso il secondo mandato da sindaco a Milano? Difficile dirlo. A inizio anno, quando il suo nome ribalzava nel flipper impazzito dei possibili federatori del centrosinistra, il primo cittadino era stato chiaro: la politica era la sua prima opzione, ma non certo un obbligo. «Devo solo verificare se c’è bisogno di me», aveva detto. Da verificare, però, c’è anche il campo in cui questa voglia di mettersi al servizio dei cittadini potrebbe essere esercitata. La spaccatura che si è consumata nel centrosinistra in Consiglio comunale sul gemellaggio con Tel Aviv non è un buon presagio. Soprattutto a un anno dalle Comunali. Riassumiamo: lunedì, l’ordine del giorno presentato dai Verdi per sospenderlo è stato bocciato grazie ai voti contrari di tre consiglieri Pd che si sono uniti ai Riformisti e alla Lista La Civica Milano, mentre la maggioranza dei dem si era espressa favorevolmente.
Il sindaco di Milano Beppe Sala (Ansa).
Duro il commento di Beatrice Uguccioni, capogruppo Pd a Palazzo Marino: «Oggi siamo qui a discutere nuovamente della sospensione del gemellaggio con Tel Aviv. Non perché il Consiglio comunale non si fosse già espresso, ma perché quella volontà, approvata democraticamente da quest’Aula otto mesi fa, non ha trovato seguito ai piani superiori». Parole pesanti che Sala ha definito «improprie». Aggiungendo: «I toni utilizzati dal Pd segnano un momento di sfiducia nei confronti del mio operato». Dal canto suo il Pd ha provato a ridimensionare l’incidente: non si tratta di «sfiducia nell’operato del sindaco», ha precisato il segretario cittadino Alessandro Capelli, «ma la riaffermazione di una posizione specifica che il Pd aveva già espresso sia in Aula sia all’interno dei propri organismi».












