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Dal sogno della Serie A con il Messina ai chilometri percorsi in camion tra Italia, Francia e Germania. La parabola di Nicholas Caglioni, ex portiere passato anche dalla squadra giallorossa nella stagione 2006-2007, torna d’attualità grazie a una lunga intervista rilasciata alla Gazzetta dello Sport, nella quale il quarantatreenne bergamasco ripercorre una carriera segnata dalla squalifica per cocaina che, a suo dire, gli avrebbe “rovinato la vita calcistica”.Oggi Caglioni ha cambiato completamente vita: dopo aver chiuso la carriera nel 2019, con quasi trecento presenze tra i professionisti, si è reinventato camionista. «Era il lavoro di mio padre. Dopo il Covid ho preso le patenti e ho iniziato. Giro l’Italia e l’Europa. Guidare mi rilassa», racconta.Il legame con Messina e quella squalifica

Il passaggio più doloroso resta inevitabilmente quello legato alla sua esperienza al Messina. Nel 2007 risultò positivo alla cocaina dopo un controllo antidoping seguito al derby Catania-Messina, disputato in un clima già drammatico dopo la morte dell’ispettore Filippo Raciti.

«Non l’ho ancora capito. Eravamo in ritiro da tre giorni, si rende conto dell’assurdità della cosa…», dice ancora oggi. Poi il ricordo del momento in cui venne informato della positività: «Avevo appena parato un rigore a Pellissier dopo Chievo-Messina. Ero a casa con i miei quando mi chiamò il direttore sportivo Argurio: “Sei stato trovato positivo alla cocaina”. Entrai nel panico più totale».Caglioni continua a proclamarsi innocente: «Mai fatta. Amavo fare serata come un normale calciatore di vent’anni, certo, ma non l’ho mai toccata». E aggiunge: «Se avessi patteggiato avrei preso sei mesi. Ma io ero e sono innocente, per questo scelsi di andare a processo».“Mi hanno voltato le spalle”