di
Salvatore Riggio
L'ex portiere di Samp e Milan travolto dalla droga: «Non ho più alcun rapporto con i miei figli, non mi vogliono vedere, né parlare. Mi piacerebbe potergli spiegare cosa è successo, perché non ho mai avuto l’occasione di farlo»
I sogni, la squalifica, le speranze. Angelo Pagotto oggi ha 52 anni ed è il preparatore dei portieri della Pistoiese, club con il quale ha giocato nel 1994-1995: «Ai miei tempi, se volevi diventare calciatore, non pensavi ad altro. Altro che Playstation, telefonini o robe simili, con il pallone ci andavi anche a letto – ha raccontato in un’intervista rilasciata a "Fanpage" –. Io ero un ragazzino e nel Napoli dei grandi c’era Maradona. Mi ricordo che stavo le ore a guardarlo. Era come se avesse l’aureola». Dal Napoli Pagotto va alla Sampdoria e dopo un solo anno è al Milan: «Se ti vuole il Milan di Berlusconi, Baresi e Maldini come fai a rifiutare? Alla Sampdoria stavo benissimo, però l’occasione era troppo importante. Con il senno di poi, non avrei mai dovuto lasciare Genova, ma così è troppo facile. In quel momento era la scelta giusta».
In rossonero non andò benissimo: «Quell’annata è stata piuttosto complicata. Se prendevamo gol era sempre responsabilità mia. Solo che io non sono uno che sta zitto e accetta tutto, per cui non l’ho vissuta benissimo». A Milano Pagotto non si rende conto di vivere una vita fatta di eccessi: «In quell’anno credo di aver speso 350 milioni delle vecchie lire e ancora non mi spiego come possa averlo fatto. Ricordo una volta che sono andato a fare shopping. Entro da Versace e acquisto praticamente tutta la nuova collezione. Vado alla cassa e quasi mi viene un infarto. Il conto era 10 milioni delle vecchie lire. A quel punto non potevo fare la brutta figura di lasciare tutto lì, ho fatto finta di niente, ho preso le mie cose e sono uscito. In tutta la mia vita avrò incassato un milione di euro. E non mi è rimasto nulla».







