“Entro da Versace e acquisto praticamente tutta la nuova collezione. Vado alla cassa e quasi mi viene un infarto. Il conto era 10 milioni delle vecchie lire. Oggi non mi è rimasto più nulla”. Da promessa del calcio italiano a uomo costretto a ripartire da zero, passando per il Milan, le squalifiche per doping, la depressione e i lavori più disparati per sopravvivere. La storia di Angelo Pagotto è una parabola fatta di cadute e tentativi di risalita. Oggi l’ex numero 1 di Napoli, Sampdoria e Milan vive una seconda vita da allenatore dei portieri, ma i rimpianti continuano ad accompagnarlo. Alcuni riguardano le scelte compiute durante la carriera, altri sono molto più dolorosi e hanno a che fare con la sua famiglia, come confessa in un’intervista a Fanpage.it.
Il Milan, i soldi e le occasioni perdute
Tra i momenti che Pagotto guarda con maggiore rammarico c’è l’approdo al Milan a metà degli anni Novanta. Un’occasione che allora sembrava impossibile da rifiutare, ma che finì per segnare l’inizio di una fase complicata della sua carriera. L’ex portiere ammette di aver vissuto male quel periodo, anche a causa del carattere impulsivo che gli impediva di accettare certe dinamiche all’interno dello spogliatoio. A complicare tutto contribuì anche la vita fuori dal campo. “In quell’anno credo di aver speso 350 milioni delle vecchie lire e ancora non mi spiego come possa avere fatto”, racconta. Tra gli episodi che ricorda con maggiore incredulità c’è una giornata di shopping sfrenato: “Entro da Versace e acquisto praticamente tutta la nuova collezione. Vado alla cassa e quasi mi viene un infarto. Il conto era 10 milioni delle vecchie lire”. Guardando indietro, Pagotto è convinto che con maggiore pazienza la sua carriera avrebbe potuto prendere una strada diversa. “Se avessi avuto la pazienza di Ambrosini, probabilmente avrei vinto il suo stesso numero di Champions League“.






