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Massimiliano Nerozzi

L’ex campione del mondo del 1982 ha testimoniato al processo sulle infiltrazioni mafiose nei cantieri dell’autostrada Torino-Bardonecchia: «Era un mio amico, lo aiutai quando non aveva più nulla»

Già dal parcheggio, di fronte al tribunale di Ivrea, non serve declinare le generalità, come si deve quando ti siedi davanti ai giudici: «Ciao bomber», dice l’avvocato Alessandro Radicchi, fede granata ovviamente, appena incrocia Francesco Graziani, per tutti Ciccio, 73 anni, campione del Mondo a Spagna ‘82 e stella del Toro (oltre a Fiorentina e Roma). Lo conoscono tutti. Stavolta, la «convocazione» è quella di testimone, nell’ambito di un’inchiesta dei carabinieri del Ros e della Dda di Torino sulle infiltrazioni della ‘Ndrangheta in Piemonte e nei lavori e cantieri dell’autostrada Torino-Bardonecchia.

Estraneo alle contestazioni Totalmente estraneo alle contestazioni, il nome dell'ex calciatore era saltato fuori in una telefonata ricevuta da Roberto Fantini (tra gli imputati) il 16 ottobre 2020: «Io ho già dato in maniera anonima, ho già dato, perché mi aveva dato il suo iban. Gli ho mandato (i soldi, ndr) attraverso Graziani, Ciccio Graziani. Poi avevo detto che volevo rimanere anonimo, che lui non lo sapesse che io avevo contribuito». Si trattava - aveva poi spiegato il gip nell’ordinanza che fece scattare blitz e arresti - di una «colletta» in favore di Antonio Esposito, un comune amico finito nei guai con la giustizia, anni prima.