Un’aula di tribunale che per un attimo si trasforma in una curva da stadio, tra sorrisi, saluti affettuosi («Ciao bomber!») e l’inconfondibile spontaneità di un mito del calcio italiano. Francesco “Ciccio” Graziani, 73 anni, il Gemello del gol che con le sue 15 reti nel campionato 1975/1976 contribuì a portare il Toro più in alto di tutti, si è presentato davanti al collegio dei giudici di Ivrea in veste di testimone. L'ex attaccante è stato convocato nell’ambito della maxi-inchiesta della Dda di Torino sulle infiltrazioni della ’ndrangheta in Piemonte e, in particolare, nei cantieri dell'autostrada Torino-Bardonecchia.

La posizione di Graziani è chiarissima: l'ex calciatore è del tutto estraneo alle contestazioni e non è indagato per associazione mafiosa. Il suo nome era emerso in un'intercettazione telefonica del 2020 tra gli imputati, legata a una vecchia "colletta" per aiutare un amico comune caduto in disgrazia.

Davanti al giudice, Graziani ha ricostruito con trasparenza il legame con Antonio Esposito, l'uomo al centro dei flussi di denaro della colletta: "Lo conobbi nell'anno dello scudetto del Toro, il 1975/76. Era un grande tifoso granata, nacque un'amicizia. Quando passavo da Torino ci andavamo a mangiare una pizza insieme".