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Cesare Ferrari

Dall’infanzia a Subiaco al trionfo mondiale del 1982, Francesco «Ciccio» Graziani compie 73 anni e ripercorre la sua carriera tra sogni, sacrifici e valori. Dai primi passi nel calcio fino all’arrivo al Torino

La vita sportiva di Francesco «Ciccio» Graziani è stata come una lunga e adrenalinica corsa sull’ottovolante, un’emozionante cavalcata divenuta trionfale l’11 luglio del 1982, quando al «Santiago Bernabeu» di Madrid si è laureato campione del mondo con la Nazionale: «Ero un bambino che sognava di fare qualcosa di importante nella vita - racconta nell’intervista pubblicata su Vivo Azzurro TV nel giorno del suo 73 esimo compleanno - sono partito con l’idea di fare il pilota di aerei, ma il sogno vero era quello di fare il calciatore».

La famiglia modestaIl volo caratterizzerà comunque la sua carriera, anche senza aver mai tenuto una cloche tra le mani: «Quando c’erano i cross di Bruno Conti, Claudio Sala e Causio dovevo alzarmi il più in alto possibile per fare gol. Quando fai quel gesto tecnico è un po’ come volare». Francesco nasce a Subiaco, un paese di poco più di 8mila abitanti in provincia di Roma. «Mamma faceva le pulizie in uno studio medico, papà invece era muratore. Usciva di casa alle sei di mattina per poi rientrare la sera alle otto. Essendo molto ansioso, papà non mi ha mai visto giocare a calcio, aveva paura che mi infortunassi. Una volta stava giocando a carte al bar con gli amici e gli hanno detto che avevo fatto gol, lui allora ha offerto a tutti un giro da bere. Poi una volta arrivato a casa ha scoperto che non era vero».