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Il racconto inedito di Vittorio, 94 anni: "Falsificavamo i documenti per entrare". Tra le pagine di Malaparte e Serao, i segreti e i tariffari delle case di tolleranza prima della chiusura nel 1958. L'inchiesta esclusiva

“Mica ai miei tempi potevi fare l’amore con la fidanzata, dovevi prima sposartela. Quando avevo 16 anni per conoscere il corpo di una signorina andavo nelle case di tolleranza, nei bordelli che avevano le tende di velluto. E sai con i miei amici cosa facevamo? C’è da ridere se ci penso: falsificavamo la carta di identità cambiando con la penna la data di nascita. Volevamo sembrare più grandi e chiedevamo aiuto al tabaccaio vicino casa. La maîtresse ci sgamava sempre, ma ci faceva entrare. Poi è arrivata Lina Merlin, la parlamentare che nel 1958 ha firmato la legge per l’abolizione delle case chiuse. La donna più odiata d’Italia”. Vittorio è del 1931, ha compiuto 94 anni, il viso, solcato da rughe irregolari, ricorda i vicoli che tagliano e si attorcigliano lungo il centro storico di Partenope. Qui nella metropoli all’ombra del Vesuvio, il mestiere più antico del mondo - raccontato dal poeta Salvatore Di Giacomo ne ‘La prostituzione’ (1899), da Curzio Malaparte nel romanzo ‘La pelle’ (1949) e da Matilde Serao nel libro-denuncia ‘Il ventre di Napoli’ (1884) - possedeva una struttura dalle fondamenta solide. E se giriamo all’indietro le lancette dell’orologio la sua...