Da una rubrica apocrifa di Mario Brancacci. Quando, nel ventennio fascista, il governo soppresse le parole straniere, vietandone l’importazione e imponendone la versione italiana, le triglie in salsa mousseline si videro servite in salsa Mussolini. Quindi un politico imbecille, facendosi vindice dell’italianità, esercitò la sua pressione sul governo perché fossero tassate le parole straniere sulle insegne degli esercizi pubblici. Un umorista chiosò: “Invece di imporre balzelli sulle parole di altre lingue, propongo di tassare l’imbecillità dei nostri politici. E’ così sconfinata che, tassandola, potremmo abolire tutte le altre imposte, come a Montecarlo.”
Da un racconto apocrifo di Giuseppe Marotta. Un astronomo napoletano stava spiegando a un cafone arricchito perché la luna fosse disabitata, ma vedendo che le sue parole cozzavano contro l’ignoranza impenetrabile di quello, perse la pazienza e disse: “Senta, mettiamola così: la luna non è abitata perché, se lo fosse, mi sa dire lei dove andrebbero a cacciarsi gli abitanti quando si riduce a un quarto?” E quello: “E ci voleva tanto?”
Dai racconti apocrifi di Giovanni Papini. Quattro religiosi stanno pregando in un eremo. Sono un benedettino, un francescano, un domenicano e un gesuita. All’improvviso salta la luce. Nel buio, il benedettino continua a recitare il breviario, che sa a memoria. Il francescano si inginocchia e prega che la luce ritorni. Il domenicano propone una disputa teologica sulla natura della luce e sul concatenarsi di cause ed effetti che ne hanno provocato la scomparsa. Torna la luce, si guardano intorno: il gesuita non c’è. Scomparso! Dopo un po’ torna: era andato a cambiare la valvola.







