Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano

Ultimo aggiornamento: 7:50

L’Italia dalla nascita della Repubblica, dopo l’amnistia per i fascisti voluta da Togliatti, ha smesso di fare i conti con il fascismo, archiviato troppo presto come morto; i fascisti invece non se ne sono mai andati, semplicemente hanno operato con modalità diverse, anche con le bombe, a seconda del momento storico. Poi il nostro Paese, con il passaggio dalla seconda alla terza repubblica – quindi negli ultimi vent’anni circa, quella fase in cui si consolida sempre di più la criminalità istituzionale – ha archiviato la centralità delle mafie e della corruzione e non ha fatto i conti con la questione morale, che si è geneticamente modificata sul piano politico.

La riflessione che però ora vorrei fare è questa. Sembra che in Italia per l’opposizione sia sufficiente limitarsi a sconfiggere il centrodestra mettendo magari persone più potabili politicamente – per cui non ci vuole uno stratega – dei vari La Russa, Delmastro, Lollobrigida, Salvini, Santanchè, Donzelli. Ma il campo largo vuole davvero cambiare il sistema o ne è parte integrante?

Mi spiego. Se oggi sono ritornati i fascisti al governo è soprattutto perché il centrosinistra che abbiamo conosciuto ha fallito su tutti i fronti, dalla difesa della Costituzione alla questione morale. Gli schemi per costruire l’alternativa alle destre sarebbero, per capirci, le tanto acclamate – dai partiti del centrosinistra – coalizioni politiche alla guida delle città di Milano e Napoli? Se il cambiamento si aspetta dall’alto non arriva, ma se dal basso è questo allora c’è da preoccuparsi. Le due principali città del Paese, dopo Roma capitale, sono attraversate e scosse da una grossa questione morale. Città in cui non prevalgono da un punto di vista politico i diritti costituzionali e i bisogni del popolo, ma poteri forti, interessi privati, affari, speculazioni, cementificazioni, svuotamento dell’identità delle città che sono la spina dorsale del Bel Paese.