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Ultimo aggiornamento: 15:20

In procinto di doppiare il capo degli ottant’anni, se mi volgo all’indietro scopro che tutti i capisaldi su cui si reggeva la visione del mondo in cui ero cresciuto sono crollati; non per consunzione interna, bensì perché qualcuno li ha minati e poi fatti esplodere.

Per decenni il principio democratico – non meno che nei due secoli precedenti – appariva fuori discussione. Al massimo si fingeva di criticarlo buttandola sul paradossale; ripetendo la battuta di Churchill: “La democrazia è la peggiore forma di governo eccetto tutte le altre”. Un principio di fede che era blasfemia discutere.

Eppure dalla seconda metà degli anni Settanta del secolo scorso il venerando “governo del popolo, dal popolo e per il popolo” è stato gettato nel cestino della spazzatura. Prima sul piano concettuale arruolando alla bisogna intellettuali di spicco (Samuel Huntington, Michel Croizier e Joji Watanuki, firmatari del testo commissionato dalla Commissione Trilateral “The Crisis of Democracy”), poi su quello politico con l’avvento del due megafoni del Turbo-Capitalismo di ritorno, Ronald Reagan e Margaret Thatcher. Ossia le avanguardie del divorzio tra Giustizia e Libertà, Inclusione e Merito. Appunto, Democrazia e Capitalismo.