Secondo un nuovo studio della Stanford University, il luogo in cui vivi può modificare la velocità di invecchiamento
Non invecchiamo tutti allo stesso modo. E, a quanto pare, non dipende solo dal DNA. Secondo un nuovo studio della Stanford Medicine, anche il luogo in cui viviamo può incidere sulla velocità di invecchiamento, aiutandoci o meno a restare più giovani più a lungo. La ricerca ha mostrato che l’ambiente lascia tracce misurabili sull’organismo, influenzando metabolismo, sistema immunitario, microbiota intestinale e persino l’età biologica. I risultati dello studio, appena pubblicati sulla rivista scientifica Cell, fanno luce sulla complessa interazione tra genetica e ambiente, fornendo nuovi spunti su come il corpo cambi con il passare degli anni.
Per arrivare a queste conclusioni, i ricercatori hanno analizzato un’ampia gamma di molecole presenti nell’organismo, tra cui lipidi, proteine, microbi intestinali e metaboliti, le sostanze che riflettono l’attività metabolica del corpo. L’obiettivo era costruire una mappa della diversità molecolare umana nelle diverse popolazioni e aree geografiche. “Per la prima volta abbiamo tracciato profili dettagliati di persone provenienti da tutto il mondo” ha affermato Michael Snyder, professore di genetica presso la Stanford University e co-autore senior dello studio. “Questo ci permette di vedere quali caratteristiche, come metaboliti e microbi, sono correlate all’origine delle persone e quali al luogo in cui vivono”.














