Un grande studio collega durata del sonno e invecchiamento biologico, con una finestra prudente tra sei e otto ore notte
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La notte scritta negli organiTroppo poco sonno pesaAnche dormire troppo dice qualcosa
La sveglia sul comodino racconta solo una parte della storia. Dice a che ora ci siamo addormentati, forse a che ora abbiamo riaperto gli occhi, con quella faccia stropicciata da persona che ha trattato il riposo come una pratica da sbrigare. Il corpo, intanto, tiene una contabilità meno educata. Registra notti corte, risvegli spezzati, ore passate a letto senza vero recupero, giornate trascinate avanti a caffè e nervi. Poi, a un certo punto, quella contabilità può comparire nei dati biologici: cervello, fegato, polmoni, sistema immunitario, pelle, pancreas. Il sonno, insomma, lascia impronte molto più larghe del semplice “sono stanco”.
Un nuovo studio su circa mezzo milione di adulti ha osservato un’associazione a forma di U tra durata del sonno e invecchiamento biologico: i segnali più favorevoli comparivano, nella popolazione analizzata, tra circa 6,4 e 7,8 ore di sonno, mentre chi dormiva meno di sei ore o più di otto mostrava in diversi sistemi del corpo indicatori compatibili con un’età biologica più avanzata. Il lavoro ha usato 23 “orologi biologici” ricavati da risonanze magnetiche, proteine del sangue e metaboliti, cioè piccole molecole legate al metabolismo.








