Dormire non è una parentesi tra due giornate: è manutenzione biologica. E una nuova ricerca su Nature suggerisce che il nostro corpo sembra invecchiare meglio quando il sonno resta dentro una finestra precisa: né troppo poco, né troppo.
Uno studio del MULTI Consortium, basato soprattutto sui dati della UK Biobank, ha provato a misurare il rapporto tra durata del sonno e invecchiamento biologico usando un approccio molto moderno: non solo questionari, ma anche “orologi biologici” ricavati da risonanza magnetica, proteine plasmatiche e metaboliti.
LUNGA VITA: L’archivio completo
Età biologica ed età anagrafica
L’idea è semplice: l’età anagrafica dice quanti anni abbiamo; l’età biologica prova a dire come stanno davvero i nostri organi. Due persone di 60 anni possono avere corpi molto diversi: una con un sistema metabolico, cardiovascolare e cerebrale più “giovane”, l’altra con segni biologici di invecchiamento accelerato. Lo studio ha analizzato 23 orologi biologici relativi a diversi organi e sistemi, dal cervello al fegato, dal sistema immunitario al pancreas.







