Per anni ci siamo sentiti dire che la durata della vita dipende soprattutto da come viviamo: alimentazione, attività fisica, abitudini quotidiane. I geni, Isecondo studi storici, avevano un ruolo solo “moderato”. Oggi però questa idea sta cambiando. Nuove ricerche suggeriscono che il peso dell’ereditarietà nella longevità potrebbe essere molto più grande di quanto si pensasse. Negli anni Novanta, un celebre studio sui gemelli danesi aveva stimato che i fattori genetici incidessero per circa il 25% sulla durata della vita. Il resto veniva attribuito all’ambiente e allo stile di vita. Era una conclusione rassicurante: in gran parte, il nostro destino sembrava essere nelle nostre mani.

Le analisi più recenti, però, stanno rivedendo quel quadro. Studi più ampi e strumenti statistici più sofisticati indicano che i geni potrebbero avere un’influenza più forte sulla longevità, soprattutto quando si osservano grandi popolazioni e intere linee familiari. In altre parole, la probabilità di vivere a lungo potrebbe essere più “scritta” nel nostro DNA di quanto si credesse.Questo non significa che lo stile di vita sia irrilevante. Al contrario: fattori come dieta equilibrata, attività fisica regolare, sonno adeguato e assenza di fumo restano determinanti fondamentali per la salute e possono fare una grande differenza. Ma i geni possono influenzare aspetti meno visibili, come la resistenza alle malattie, la velocità dell’invecchiamento cellulare o la capacità dell’organismo di ripararsi nel tempo.