Stiamo esagerando? Certo, è una faccenda di gusti ma, in fondo, se si vuol dare un senso al riferimento europeo a cui è intestato il festival, si dovrebbe anche trarre un filo di continuità capace di far rispecchiare i popoli – quest’anno oltre che europei anche australiani – in un sound che porti un po’ più in alto il livello qualitativo. La rubrica di Pino Pisicchio

Francamente non sappiamo se la flebile voce delle istituzioni europee possa trovare un riscatto in chiave musicale dallo strombazzamento, tutto lustrini ed effetti speciali, dell’Eurofestival che più passa il tempo più somiglia alla succursale Ue di Sanremo senza, però, riscattarsi col comico di turno.

A seguire la pista musicale, però, saremmo decisamente propensi a considerare difficile che la poca armonia politica circolante a Bruxelles possa trovare un riequilibrio nella musica dell’Eurovision Song Contest.

Le cui sonorità potrebbero fare da soundtrack di un film dal titolo “La grande bruttezza”. Stiamo esagerando? Certo, è una faccenda di gusti ma, in fondo, se si vuol dare un senso al riferimento europeo a cui è intestato il festival, si dovrebbe anche trarre un filo di continuità capace di far rispecchiare i popoli- quest’anno oltre che europei anche australiani-in un sound che lo riconosca e magari porti un po’ più in alto il livello qualitativo.