La settantesima edizione dell’Eurovision Song Contest 2026 va in archivio consegnando alla storia un verdetto tanto imprevedibile quanto clamoroso: la prima, storica vittoria della Bulgaria. (La classifica) Sullo sfondo di una Vienna blindata dalle tensioni delle guerre e impoverita da uno show televisivo decisamente sotto gli standard della kermesse.
Il bilancio: i top e i flop L'Italia esce a testa altissima. Non c'è il bis dei Måneskin nel palmarès, ma c'è l'apoteosi culturale e discografica di un Sal Da Vinci convincente, capace di emozionare lo Stadthalle e di colonizzare le classifiche dell'intero Vecchio Continente. Tra scivoloni organizzativi, compleanni celebrati in diretta e abbuffate patriottice, ecco i top e i flop della finale. (Le pagelle delle esibizioni)Lo spettacolo austriaco (3) Se l'Eurovision è per definizione il tempio della spettacolarità e del ritmo televisivo, la produzione austriaca di questa edizione ha tragicamente mancato il bersaglio. La conduzione da Vienna è apparsa sin da subito noiosa, ingessata, priva di quel brio internazionale necessario per reggere le quattro ore di diretta. I momenti riempitivi si sono rivelati a tratti imbarazzanti: una sequela di siparietti scritti male e messi in scena peggio, che hanno appesantito una macchina che avrebbe dovuto viaggiare a velocità doppia. Si poteva e si doveva fare di meglio.A tentare di sollevare le sorti della liturgia iniziale ci ha pensato JJ, trionfatore del 2025, che ha aperto le danze unendo i due mondi dell'Austria: prima un'aria dal Flauto Magico dell'idolo di casa Wolfgang Amadeus Mozart, poi la scossa electro-pop di Wasted Love, il brano con cui aveva riportato la manifestazione a Vienna. Subito dopo, la Danimarca – prima nazione a scendere in arena – ha dato il via alla consueta flag parade, la sfilata delle 25 nazioni finaliste. A rappresentare l'Italia, forte dei suoi tre titoli storici, il carisma senza tempo di Sal Da Vinci.Elettra e Gabriele affiatati (8) La vera oasi di intrattenimento per il pubblico italiano è stata la postazione di commento. L'inedito binomio composto da Gabriele Corsi ed Elettra Lamborghini ha funzionato alla perfezione. Se nelle prime serate la cantante di Voilà era apparsa un po' trattenuta e intimorita dalla sacralità dell'evento, durante la finale è cresciuta a dismisura, trovando tempi comici eccellenti e una spontaneità contagiosa.Una maratona intensa, culminata allo scoccare della mezzanotte con un momento di puro colore pop: il 17 maggio segna infatti il trentunesimo compleanno di Elettra. Corsi ha colto l'assist al volo regalando alla collega, con affettuosa ironia, l'esibizione dell'austriaco César Sampson sulle note di Nobody But You. «Che lusso qui in prima fila», ha replicato la festeggiata, prima di rituffarsi nella tensione del voto e siglare l'accordo per un eventuale trionfo azzurro: «Se vince Sal, mangiamo un uovo sodo sul palco in diretta». Promessa purtroppo rimandata, ma l'affiatamento resta da applausi.Vienna canta Modugno (10) Il momento più alto, toccante e genuino dell'intera kermesse non è arrivato da un brano in gara, ma dall'anima stessa del palazzetto. Al termine di tutte le esibizioni, nel limbo sospeso che precede il verdetto delle giurie, il Wiener Stadthalle si è fuso in un unico, immenso coro: «Volare, oh oh, cantare, oh oh oh oh». Nel corso dell'intervallo, una carrellata di vecchie glorie ha celebrato i fasti del passato, ma il climax assoluto si è toccato con l'omaggio a Nel blu, dipinto di blu. Tutta l'arena si è unita in un tributo spontaneo alla canzone italiana più famosa nel mondo. Domenico Modugno ha idealmente conquistato Vienna a 68 anni di distanza da quel terzo posto del 1958, dimostrando come la grande musica italiana sia un patrimonio planetario senza tempo, capace di unire l'Europa più di qualsiasi trattato.La vittoria della bomba trash (9) L'incarnazione perfetta dello spirito più folle, camp e godereccio dell'Eurovision. Bangaranga si è rivelato un missile terra-aria programmato per trasformare lo Stadthalle in un rave pop clandestino. Dara ha azzannato il palcoscenico con una presenza scenica debordante e un carisma da diva consumata: una proposta sfacciata, contemporanea e calibrata al millimetro per i codici del contest.Contro ogni pronostico della vigilia, la popstar classe 1998 è riuscita nel miracolo di mettere d'accordo giurie di qualità e televoto, regalando alla Bulgaria la prima, storica vittoria in quattordici partecipazioni (superando il mitico secondo posto di Kristian Kostov nel 2017). Parliamo di un'artista che ha plasmato l'immagine del pop bulgaro contemporaneo, forte di 80 milioni di views, un ruolo da coach a The Voice of Bulgaria e un percorso di maturazione culminato nell'album Adhdara (2025). Il suo pezzo – il cui titolo si traduce letteralmente con «Caos» – è diventato un inno alla libertà che interrompe un digiuno eurovisivo storico per il suo Paese. Vittoria clamorosa e meritatissima.Sal Da Vinci apoteosi azzurra (10) Sal Da Vinci ci ha sperato, ci ha creduto, e ha fatto maledettamente bene. Il Wiener Stadthalle è venuto letteralmente giù per lui, scosso da un boato che ha fatto tremare le fondamenta dell'arena. A 57 anni – era l'artista meno giovane in gara –, ha impartito una lectio magistralis di carisma, interpretazione e presenza scenica. Ha rinunciato a facili espedienti visivi per costruire un trionfo fatto di pura progressione vocale e intensità emotiva, arricchito dai fuochi d'artificio e dai ricami coreografici dei ballerini Francesca Tocca e Marcello Sacchetta attorno a un suggestivo abito da sposa tricolore. Al termine dell'ultima nota, la visibile commozione del cantante napoletano si è fusa con l'applauso scrosciante di un'Europa incantata.Al di là del piazzamento, Sal Da Vinci esce da Vienna come un fenomeno musicale europeo assoluto. E i numeri ne certificano il successo: oltre 60 milioni di streaming complessivi, primo posto fisso in Italia su Spotify, YouTube e Apple Music con tanto di disco d'oro. Ma è il contagio estero a sbalordire gli addetti ai lavori: il brano è entrato nella Top 10 in Lituania (alla posizione numero 6) e ha conquistato le classifiche di Finlandia e Austria. Su Apple Music i piazzamenti sono da capogiro: secondo posto assoluto a Malta, Top 10 in Grecia e presenza fissa nei mercati di Svizzera, Cipro, Svezia, Belgio e Paesi Baltici. Israele troppo in alto (4) Sul fronte opposto rispetto al calore travolgente dell'Italia si colloca il secondo posto di Israele, un piazzamento decisamente sovrastimato rispetto al reale valore artistico espresso sul palco. Sotto i riflettori di un'arena blindata anche dalla geopolitica, Noam Bettan ha scelto la via della massima prudenza esecutiva. La sua ballata Michelle è scivolata via algida, millimetrica, priva di sbavature ma drammaticamente priva di anima. A marcare ulteriormente il peso politico della serata sono stati i messaggi finali degli artisti. Se il cantante israeliano ha chiuso la sua performance gridando al microfono «Am Yisrael Chai!» («Il popolo d'Israele vive»), riaffermando con forza l'identità e la solidarietà nazionale in un periodo di forte avversità, l'Ucraina ha risposto con la medesima valenza patriottica. La cantante Viktorija Leléka, al termine di un'esibizione intensa e minimale, ha fatto risuonare nella Stadthalle il saluto «Slava Ukraini!» («Gloria all'Ucraina!»), simbolo ormai universale di resistenza e sovranità. Due istantanee politiche di un Eurovision che, dietro i lustrini, ha mostrato tutte le spaccature del mondo contemporaneo, come dimostrano le numerose defezioni dalla kermesse.












