Dopo due semifinali dominate dal caos e dal kitsch più sfrenato, come da tradizione dell'Eurovision, l'edizione 2026 della kermesse continentale si prepara a giungere alla sua conclusione con la finale, in diretta dalla Wiener Stadthalle su Rai1 con il commento italiano di Gabriele Corsi e Elettra Lamborghini. Venticinque i paesi in gara: tra questi c'è anche l'Italia, rappresentata da Sal Da Vinci con "Per sempre sì". Il vincitore viene proclamato dalla votazione congiunta di giurie nazionali e televoto. Ecco le pagelle.

Danimarca – Søren Torpegaard Lund, “Før vi går hjem”: 7 Dopo la buona impressione della prima serata, la Danimarca conferma di essere una delle favorite più credibili. Il pezzo è un’esplosione EDM fatta apposta per incendiare l’arena: martellante, melodico, immediato. E lui sul palco ci sa stare eccome. Germania – Sara Engels, “Fire”: 2 Nella prima semifinale c’erano già parecchie copie sbiadite del pop internazionale, ma qui si tocca un altro livello. Sara Engels sogna di essere la Dua Lipa tedesca, però senza il magnetismo, il carisma o la sensualità della vera Dua. Lei canta “I’m on fire”. Ma sembra essere la prima a non crederci. Israele – Noam Bettan, “Michelle”: 6 Molto più sobrio rispetto al caos che da sempre caratterizza l’Eurovision. Un pop francofono elegante, tra Stromae e dintorni, che racconta una relazione tossica alternando francese, inglese ed ebraico. Niente fuochi d’artificio: ma c’è un’identità. Belgio – Essyla, “Dancing on the ice”: 2 Se nella prima serata c’erano pezzi dimenticabili, questo riesce addirittura nell’impresa di essere irritante. Per tre minuti ripete praticamente sempre la stessa frase sopra una base dance senz’anima. Nemmeno la messa in scena con il palco “spaccato” in due riesce a dare un sapore alle performance. Albania – Alis, “Nân”: 4 L’Albania porta esattamente il tipo di brano che ti aspetti dall’Albania all’Eurovision: epico, drammatico, intensissimo e dedicato alla madre. Grecia – Akylas, “Ferto”: 8 Probabilmente la proposta più folle e geniale di questa semifinale. Akylas inventa l’“elettroellenica”: dance greca ultratecnologica. Sale sul palco vestito da tigre, gira in monopattino, balla con una nonnina e trasforma tutto in un videogioco cyber-folk. Delirio totale, ma fatto bene. Ucraina – Leléka, “Ridnym”: 6 L’Ucraina sceglie la strada della fiaba fantasy. Cori eterei, atmosfere disneyane, luci soffuse. Bello da vedere, ma troppo zuccheroso per lasciare davvero il segno. Australia – Delta Goodrem, “Eclipse”: 6 Una power ballad alla Céline Dion nel 2026 (anche se quando si mette al piano sembra più Tori Amos che altro). Sembrava fuori posto: invece è diventata a sorpresa una delle favorite. Serbia – Lavina, “Kraj mene”: 10 Se la prima semifinale aveva già mostrato qualche tentativo rock, qui i Lavina spazzano via tutti. Progressive metal violentissimo, armature, gambe meccaniche e una tecnica vocale fuori scala. Il cantante è impressionante. Spettinano l’intera gara. Non vinceranno mai, ma che goduria. Malta – Aidan, “Bella”: 2 Pop melodico datatissimo e completamente fuori fuoco. E quel “bella” in italiano è a dir poco macchiettistico. Repubblica Ceca – Daniel Zizka, “Crossroads”: 5 Ballata classica, interpretazione pulita, staging sobrio con giochi di specchi. Il problema è che dopo una serata piena di tigri, monopattini e fiamme rischia di passare inosservato. Bulgaria – “Bangaran”: 5 La Sarah Toscano bulgara. Stessa energia da teen pop emotivo, ma immersa in un’estetica post-sovietica stranissima. Croazia – Lelek, “Andromeda”: 2 Immaginate le Bambole di Pezza intrappolate nell’universo di Dune e costrette a incidere la colonna sonora di The Handmaid’s Tale. Ecco il risultato.