Le strade sono il filo nascosto della storia del vino. Prima le vie romane, nate per muovere eserciti, merci e potere; poi le vie medievali della fede, percorse da pellegrini e monaci. È lungo questi tracciati che la viticoltura europea ha preso forma: il vino viaggiava, si vendeva, si beveva, ma soprattutto si trasformava. Circolavano vitigni, tecniche, torchi, modi di fermentare e idee di qualità.
Il prof Attilio Scienza prende appunti fra le vigne
Da qui parte il racconto di Attilio Scienza in Un pellegrinaggio enoico con il professor Scienza, libro (ed. Mamma Jumbo Shrimp) dedicato al rapporto tra vino, strade e pellegrinaggi. "Questo libro ha lo scopo di distinguere il significato tra strada e via. Le strade sono strumenti di collegamento, essenzialmente. Le vie, invece, sono luoghi culturali, sono reti culturali", spiega. Una distinzione decisiva, perché per Scienza "le vie hanno costruito la civiltà".
I primi a capirlo furono i Romani. "Nella loro logica anche di espansione avevano tre cose da fare: le strade, trovare l’acqua e fare le fogne. Erano tre elementi che contraddistinguevano la civiltà romana", spiega il prof. La strada era uno strumento di conquista, ma anche di organizzazione del territorio. Ogni tracciato aveva regole precise: materiali, larghezza, massicciata, canali laterali. "Avevano capito che con quelle strade potevi fare quello che volevi; senza strade non andavi da nessuna parte". I Greci avevano scelto il mare; i Romani costruirono invece una rete destinata a durare oltre l’Impero.








