Chi lo immagina sempre in cattedra, in giacca e cravatta, a insegnare e tenere convegni circondato da libri e slide, resterà stupito e affascinato in egual misura. Il professor Attilio Scienza, massima autorità nel panorama nazionale, e non solo, di viticoltura, sa anche indossare scarpe comode e look casual per girare nella sua vigna a Bolgheri. Siamo a Guado al Melo, in una cantina interrata con una tenuta che si estende tra vigne, boschi e uliveti, in una piccola valle protetta dai venti. Un anfiteatro in corrispondenza della cosiddetta Fossa di Bolgheri, già devastato da un’alluvione, poi risorto grazie al lavoro del professore, di suo figlio Michele, enologo, e della nuora Annalisa Motta, biologa. Un laboratorio a cielo aperto di idee, ricerca e analisi impreziosito da un Museo sulla storia del vino, dove la terra parla tutte le lingue del mondo. Ad accogliere il visitatore, un vigneto giardino di un ettaro dove trovano posto oltre cento varietà fra Sangiovese, Canaiolo, Malvasia nera, Granache, Moscato georgiano, Areni armeno, vitigni rossi caucasici, francesi, spagnoli, greci e tanto altro. E dove accanto ai 30 ettari vitati, sorgono meleti selvatici che arrivano dai monti cinesi del Tien Shan, dall’Uzbekistan e da altri Paesi asiatici. A testimonianza di come non si finisce mai di studiare il vino, le sue origini fluide, il suo potenziale infinito. E non c’è crisi che tenga quando a guidare il calice c’è la passione. E la scienza.
Attilio Scienza: “Più cibo e stop nuovi impianti, così il vino potrà rinascere”
La ricetta del luminare della viticoltura per uscire dalla crisi: “Vigne nuove solo nelle denominazioni che funzionano, espianti nei territori di prodotti da t…






