Angelo Gaja indica in due parole il futuro del vino italiano. La prima è governo, la seconda è limite. Il periodo d’oro del settore sembra lontano: europei e americani bevono sempre meno, e nelle cantine italiane ci sono quasi 50 milioni di ettolitri (un oceano alcolico invenduto pari a 6,5 miliardi di bottiglie). Sull’Occidente spira un vento salutista anti-alcol, mentre il cambiamento climatico porta grandinate e favorisce malattie delle piante. Per completare l’annus horribilis, Trump ha imposto dazi del 15% che frenano l’export di bianchi e rossi negli Usa, nostro primo mercato. Per questo i produttori, nel vertice del 4 agosto a Palazzo Chigi, hanno infranto un tabù, proponendo di estirpare parte del Vigneto Italia (come in Francia, dove spariranno entro l’anno quasi 30 mila ettari). La ricetta di Gaja è chiara, un’inversione di rotta dopo anni di crescita che ha portato l’Italia al primato mondiale della produzione: «Bisogna governare il limite».