C’è un filo sottile che lega un cru valdostano coltivato a 1200 metri e un vitigno quasi estinto che rinasce in un angolo della Basilicata. È il filo dell’identità, certo, ma anche della ricerca, del coraggio, della capacità di stare nel tempo. Ogni anno, quel filo torna a tendersi in una trama che attraversa l’Italia intera, ricucendo storie diverse in un racconto comune: quello del vino come forma culturale, prima ancora che prodotto. È un racconto fatto di pratiche quotidiane, di scelte agricole, di gesti antichi e nuove sensibilità. Un racconto che ha bisogno di voci capaci di ascoltare, osservare, selezionare.
Ed è proprio da questo lavoro collettivo – lungo mesi, campioni, territori – che prende vita uno degli appuntamenti più attesi del mondo enologico italiano. Il 15 novembre a Firenze, nello spazio simbolico della Stazione Leopolda, si terrà la presentazione ufficiale della nuova edizione della "Guida Vitae 2026", il volume realizzato dall'Associazione Italiana Sommelier. Un momento che unisce celebrazione e riflessione, assaggio e visione. I partecipanti avranno l’opportunità di muoversi tra decine di banchi d’assaggio, custodi delle affascinanti storie di ogni produttore.








