Juve, e ora? Ora si accettano miracoli. Ma non si potrà perdere nemmeno un altro giorno per capire cosa fare nel caso in cui la classifica restasse così com’è. Perché senza Champions cambia tutto. E mica perché la retrocessione in Europa League comporta una previsione di entrate ridotta di almeno 40 milioni. Ma perché sarebbe la certificazione di un progetto che ha mancato ogni obiettivo. Rischia Damien Comolli su tutti: prima dg e poi ad, la firma sul mercato peggiore degli ultimi 15 anni è tutta sua, il feeling con Luciano Spalletti non è mai nato nonostante il rinnovo, la rivoluzione degli algoritmi è fallita. Un altro aumento di capitale appare inevitabile, ulteriore enorme malus per la posizione di Comolli che doveva evitare proprio questo. Da Yildiz a Bernardo Silva Rischiano i calciatori, tutti: questa squadra andava già abbondantemente rafforzata, ma senza Champions anche i big che prima potevano avere l’etichetta dell’incedibilità possono guardarsi altrove o ritrovarsi costretti a essere sacrificati (perfino Yildiz). Rischiano di saltare i principali obiettivi di mercato: come convincere Bernardo Silva a giocare in Europa League, tanto per fare un esempio? Il nodo Spalletti E rischia pure lo stesso Spalletti. Sì, proprio lui. Ma per sua volontà. Il punto fermo su cui costruire una Juve di nuovo da scudetto, blindato quando ancora non c’era certezza di una Champions che a questo punto sembra (quasi) impossibile, come se i bilanci fossero già stati fatti senza dover attendere la fine della stagione, forte com’è sempre stato l’asse con Giorgio Chiellini e ancor di più con John Elkann. Ecco, dal filo direttissimo tra la proprietà e il tecnico bianconero passerà il futuro di Spalletti, sibillino già nel controverso post-Fiorentina: «Parlerò con Elkann in settimana», l’annuncio del tecnico che fa capire quanta distanza ci sia tra lui e Comolli. Ammettendo di avere molto di cui parlare: «Devo fare un'analisi su me stesso, perché devo portare robe diverse da queste qua». D’altronde, a parole è sempre stato Spalletti l’allenatore del futuro, anche senza Champions. Ma ora che la Champions sembra davvero sfumata, beh le cose cambiano. Lasciando al contratto firmato un valore puramente formale. In realtà la Juve non cambia opinione, è Spalletti a voler capire fino in fondo a cosa andrà incontro la prossima stagione: o lui o Comolli, forse non è proprio così ma rende l’idea. Saranno giorni di riflessioni, di confronti, di decisioni: Elkann avrà modo di parlare a lungo anche e soprattutto con l’uomo di fiducia Chiellini, per valutare tutto ciò che non ha funzionato. Ma se un mese fa si progettava una Juve all’insegna della continuità, è «rivoluzione» la parola che torna di moda anche questo maggio.