Il giorno dopo è quello più difficile. Perché ormai il danno è fatto, ma allo stesso tempo alla Juve resta una settimana per provare a rimettere insieme (per l'ennesima volta) i cocci con l'obbligo di non lasciare nulla di intentato. Manca il derby con il Toro, da vincere per sperare nei passi falsi di almeno due tra Milan, Roma e Como. Da vincere per l'onore. Nel frattempo è già cominciato il tempo dei processi a ogni livello, quello delle sentenze arriverà però solo a stagione conclusa.
E se già ieri la dirigenza è scesa al gran completo negli spogliatoi post-sconfitta con la Fiorentina pur scegliendo la via del silenzio, oggi potrebbe invece andare in scena un confronto con tra i vertici del club e la squadra. In programma c'è il consueto allenamento di scarico agli ordini di Luciano Spalletti, lui sì ha parlato in lungo e in largo dopo la pessima prestazione che rischia di costare una volta per tutte le Champions e oggi terrà di nuovo a rapporto l'intero gruppo per capire come ripartire e salvare il salvabile.
Ma in sede di prima mattina sono anche già arrivati tutti i dirigenti di riferimento della Juve: il direttore strategico Giorgio Chiellini, il direttore sportivo Marco Ottolini, il direttore tecnico François Modesto. E ovviamente l'amministratore delegato Damien Comolli, l'uomo più sotto pressione di tutti. Che dovrà rispondere alla fine dei giochi a John Elkann (fuori Italia in questi giorni), ogni decisione finale sarà sua, verrà presa solo dopo il derby. Oggi è solo un giorno dopo, come tanti troppi ci sono stati in questa stagione: il più difficile di tutti.










