Quando il tempo passa e le stories sui profili social vengono meno, l’orgoglio per una prestazione quasi disumana lascia il posto alla dura realtà. Che non è rosea né all’altezza delle aspettative: Juventus fuori dalla Coppa Italia per mano dell’Atalanta e, ora, Juventus fuori dalla Champions per mano del Galatasaray. C’entrano anche gli episodi, certo. E la furia di Damien Comolli sconfina sino a Londra e si manifesta durante il “Financial Times Business of Football Summit”. «Cercherò di non farmi sospendere anche dall’Uefa, visto che sono già stato squalificato dalla Figc dopo quello che è successo a Milano. Tuttavia l’espulsione di Kelly durante Juventus-Galatasaray è stata frustrante. Quell’arbitro aveva diretto soltanto dieci partite di Champions League nella sua carriera: mi chiedo come sia stato possibile mandarlo a dirigere una partita con così tanto in palio. Fatto sta che dopo un rosso incredibile noi siamo fuori dalla Champions».

Di buono, però, nonostante la beffa finale, restano la reazione della squadra ed il modo in cui Luciano Spalletti è riuscito a dimostrare ancora una volta quanto la sua competenza e la sua dedizione (geniale per qualcuno e sulla soglia del maniacale per qualcun altro) possano essere preziose per i bianconeri. E così l’ad – dopo aver spiegato come si è calato nella parte cercando di assorbire in pieno la storia juventina e dopo aver sottolineato l’importanza dell’allineamento di tutte le componenti manageriali con la proprietà - arriva a rimarcare che a questo punto la parola d’ordine è continuità: «Dobbiamo proseguire con lo stesso allenatore, la stessa strategia, lo stesso stile di gioco. Abbiamo avuto troppi allenatori diversi, traghettatori compresi, nelle ultime due-tre stagioni. La continuità del nostro progetto è un valore chiave: adesso la squadra sta diventando unita grazie al lavoro di Spalletti, dunque posso dire che siamo sulla strada giusta. Ora ci serve continuità in tutto per avere successo e raggiungere i nostri obiettivi: dalle strategie ai giocatori». Parole che fanno eco a quelle pronunciate a caldo dal direttore strategico Giorgio Chiellini: «Non c’è alcun dubbio sul futuro di Spalletti, ora purtroppo avremo qualche settimana libera in più e tempo per metterci a sedere, condividere piani futuri e formalizzare a tempo debito. Lui è sempre stato una priorità e mai un dubbio». Da parte sua Spalletti aveva per lo più cercato di prendere tempo e rinviare al mittente qualsivoglia domanda o proposta: «Ne parleremo a fine campionato». Ma di recente ha svoltato e dato una prima timida apertura: «Se la soluzione ai nostri problemi può essere un mio rinnovo, beh, una soluzione la troviamo. Io non chiedo tanto, chiedo un campo da calcio e dei ragazzi da allenare. Possibilmente ragazzi intelligenti…». Qualche campione non guasterebbe, anche. E così Spalletti ha appreso con soddisfazione del rinnovo di Yildiz, già annunciato in pompa magna, e di quello imminente di McKennie (fino al 2030, 4 milioni d’ingaggio più bonus): ieri c’è stato un incontro con gli agenti, i quali hanno abbassato le richieste. Altro annuncio in vista. Vien da sé, però, che progettare il futuro dopo un successo domenica contro la Roma sarebbe più semplice e stimolante che non farlo dopo aver visto i giallorossi scappare a più 7 (e magari dopo essere stati superati da Como e Atalanta). Questione di budget, innanzitutto: 64 milioni li ha rimediati la Juventus in questa edizione della Champions e altrettanti potrebbe incamerarne l’anno prossimo. Ecco perché il 4° posto diventa imprescindibile, ultimo disperato jolly da pescare in una stagione che può rivelarsi la tappa di un percorso di crescita o un autentico fallimento.