Sono stati giorni molto difficili per la nostra comunità. Giorni in cui Taranto ha dovuto guardare in faccia la violenza, il razzismo, il senso di impunità di chi pensa di poter fare qualunque cosa, come se la città fosse roba propria.

La morte di Bakary Sako è una tragedia insensata. Una ferita profonda, che non si rimarginerà e che non possiamo permetterci di dimenticare quando l’attenzione mediatica si sarà abbassata.

Ed è una tragedia che ci obbliga a guardare dentro le profonde fragilità della nostra città: il disagio sociale, l’abbandono scolastico, la solitudine di tante persone, la sofferenza di alcuni pezzi di territorio, l’idea pericolosa che esistano zone franche in cui qualcuno può sentirsi padrone della vita degli altri.

Nulla di tutto questo giustifica ciò che è accaduto. Ma tutto questo ci chiama a una responsabilità più grande: da cittadini e da amministratori. Ci chiama al coraggio di prendere decisioni difficili, di chiamare certe cose con il loro nome, di esporci e usare tutto ciò che è in nostro potere per fare qualcosa.

Continuo a stringermi alla famiglia di Bakary, ai suoi amici, a chi gli voleva bene. A don Emanuele che ha parlato alle nostre coscienze e a tutte le persone che, in questi giorni, si sono sentite più fragili, più sole, e più esposte. A chi in questi giorni si è sentito in pericolo.