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Eugenia Pontassuglia: "Non ci sono decreti sicurezza che tengano. Dobbiamo cominciare a pensare che ogni persona ha diritto di vivere ed essere rispettata perché la terra è di tutti".
Sako Bakari, il 35enne maliano ucciso all'alba di sabato 9 maggio a Taranto, ha provato a rifugiarsi in un bar durante l'aggressione, ma gli sarebbe stato intimato di uscire. A riferire il dettaglio è stata la procuratrice tarantina, Eugenia Pontassuglia intervenuta in conferenza stampa per illustrare i dettagli dell'indagine che ha portato al fermo di quattro minorenni e di un ventenne.
"C'è un contesto che desta particolare allarme - ha affermato la procuratrice -. Da un lato abbiamo la vita di un ragazzo di 35 anni regolare sul territorio italiano che alle 5 di mattina in bicicletta si stava recando a svolgere un'attività che consentiva di mantenere la sua famiglia e dall'altro lato abbiamo ragazzi di 15-16 anni e un maggiorenne che a quell'ora scorrazzavano per la città alla ricerca della persona da colpire".
"E la persona da colpire - ha aggiunto - è la persona vulnerabile, è la persona indifesa, è la persona che nel caso specifico viene individuata nella persona di colore. Allora ci dobbiamo un attimo domandare che cosa significa tutto questo. Non ci sono decreti sicurezza che tengano, non servono solo pene più severe o nuovi reati, dobbiamo cambiare la cultura, dobbiamo cominciare a pensare che ogni persona ha diritto di vivere ed essere rispettata perché la terra è di tutti".










