La cucina popolare qui vuole nuovamente replicare le ricette altolocate, riuscendoci piuttosto bene. Un piatto povero a base di pesce azzurro che prende complessità con una marinatura e una frittura particolari

Abbiamo raccontato diverse volte l’ingegno gastronomico siciliano con una serie di esempi in cui pietanze umili ne mimano altre, più altolocate. Dalle sarde a beccafico al cacio all’argentiera, capaci di elevare pochi ingredienti in piatti saporiti e complessi. Torniamo sull’isola per capire come si prepara ancora una ricetta a base di pesce povero, che si finge qualcosa di diverso grazie a un paio di semplici passaggi: le sarde allinguate.

La sogliola, che ancora oggi ha un certo costo, era in passato una varietà a disposizione davvero di pochi, destinata all’aristocrazia per via delle sue carni chiarissime e delicate. Pescatori e massaie siciliane hanno provato così a nobilitare la sarda, più abbondante e disponibile, aprendola a libro, privandola delle lische e appiattendola. In questo modo le hanno conferito una forma simile a quella del pesce bianco: un’ipotesi circa il nome è proprio questa, con allinguare che deriverebbe dalla trasformazione visiva in una specie di lingua.