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Redazione
08 maggio 2026 10:00
Si sa, pensare a Ischia e correre subito con la mente a uno spaghetto alle vongole in riva al mare è un po’ limitante. Sì, perché la specialità più distintiva della gastronomia isolana viene dall’entroterra, tra i terrazzamenti di tufo e le pendici del Monte Epomeo. Parliamo del coniglio all’ischitana, rito della domenica e conseguenza di una cultura contadina, centrale quanto quella pescatrice. Tra erbe selvatiche e materie prime dalla terra, capiamo come si prepara con questa videoricetta.Il coniglio “da fossa”, un metodo di allevamento anticoBisogna parlare subito, ovviamente, del coniglio, a Ischia un po’ speciale perché storicamente ‘da fossa’ (oppure ‘di fosso’, o ‘da fosso’). Una metodologia di allevamento introdotta probabilmente dai Romani o dai dominatori spagnoli, che vedeva gli animali allevati in buche scavate nel terreno. Così potevano muoversi liberamente al loro interno, nutrendosi soltanto di erbe spontanee, leguminose e scarti della vite, pilastro dell’economia isolana. Il risultato era rivolto alla tavola, con carni sode, magre e profumatissime, che poco hanno a che vedere con gli allevamenti moderni e intensivi.Tecnica e ingredienti che finiscono nel tegameÈ ugualmente importante lo strumento che serve per la cottura. Ovvero il tegame di terracotta, che garantisce per via del materiale una cottura uniforme e lenta. Il coniglio qui viene rosolato in olio, sfumato con vino bianco locale e insaporito con gli odori locali, ad esempio il timo selvatico, la Piperna, che cresce tra le rocce vulcaniche. Un retrogusto amarognolo e aromatico che dà al coniglio — di per sé molto delicato — il suo gusto distintivo.Un secondo che diventa anche sughetto per la pastaNel cucinare il coniglio all’ischitana con la guida del canale YouTube Casa Pappagallo, si può tenere in considerazione un’idea interessante. Come si fa a Ischia, una volta servita la carne il sugo avanzato nel tegame diventa un condimento perfetto per un primo piatto. Tradizione vuole si tratti di bucatini, spezzati a mano per catturare tutto l’intingolo. Un’altra nota da intenditori? Per gli ischitani, il boccone più pregiato è il buccacciello, il fegatino del coniglio avvolto in foglie di prezzemolo.






