Passeggiando sulla banchina Sant’Erasmo, a Santa Margherita Ligure, si viene guidati prima dall’olfatto che dalla vista. È quello del pesce appena fritto e croccante, che si mescola all’odore salmastro del porto. Poco più avanti infatti, ormeggiata tra le altre imbarcazioni, c’è una barca diversa dalle altre: musica in sottofondo, ragazzi sorridenti al lavoro, friggitrici accese e una fila di persone con cartocci fumanti in mano. Sembra una scena da vacanza italiana d’altri tempi, ma è in realtà un progetto giovane. Si chiama Il Pescetariano, il progetto di ittiturismo ideato da Simone Costantini, pescatore di terza generazione che nel 2022 ha deciso di trasformare il mestiere di famiglia in qualcosa di nuovo: una forma di street ‘seafood’ a chilometro zero. “Noi peschiamo, voi mangiate”, recita il motto pragmatico dell’insegna.Una famiglia di pescatori da tre generazioniDietro Il Pescetariano c’è di tutto una storia familiare. Simone Costantini è cresciuto in mare: nonno pescatore, padre pescatore, lui diplomato nautico e per oltre undici anni imbarcato sulla barca di famiglia. “Sono pescatore di terza generazione. Mio nonno era pescatore, mio padre pescatore e io, dopo il diploma nautico, ho iniziato anch’io questo lavoro”, racconta. La famiglia ha una piccola cooperativa e gestisce tre imbarcazioni: due dedicate alla pesca e una all’ittiturismo. Una delle barche rifornisce direttamente l’attività con il pescato quotidiano di triglie, naselli, gambero rosa, totani, mostelle, argentini e quel cosiddetto “pesce povero” che spesso fatica a trovare valorizzazione sul mercato tradizionale perché poco conosciuto o difficile da trattare. “Molte volte quello che si pesca non ha un grande valore economico. Sei costretto a venderlo al grossista e il prezzo lo decide lui. Così abbiamo pensato: perché non valorizzarlo noi stessi?”, ci spiega.L’idea di Simone: un pescatore 2.0 e il progetto di ittiturismoL’idea nasce osservando quello che accadeva nei paesi vicini del Tigullio, dove alcuni pescatori avevano già iniziato a unire pesca e somministrazione. Simone coglie l’occasione quando un pescatore in pensione mette in vendita una vecchia barca ormeggiata proprio a Santa Margherita. “Era una cosa che volevo fare da anni. Quando ho visto quella barca in vendita ho colto l’occasione e nel 2022 siamo partiti”. Nasce così Il Pescetariano, avviato in un momento tutt’altro che semplice, subito dopo il Covid e con la crisi delle materie prime dovuta alla guerra russo-ucraina. La scommessa però funziona: da una parte consente di chiudere la filiera e dare valore aggiunto al pescato, dall’altra offre ai clienti un’esperienza gastronomica nuova. “Volevo fare qualcosa di mio, rimanendo nel settore che amo. Non comprare un’altra barca per pescare di più, ma creare qualcosa di complementare e più sostenibile anche per il mare”.Il cambio di sede: dalla barca in legno alla CeciliaLa prima versione del Pescetariano era una piccola imbarcazione in legno, restaurata e adattata. “Sembrava quasi una gondola veneziana, molto bella ma poco funzionale per i volumi che abbiamo iniziato a fare”. Con la crescita del progetto arriva nel 2024 anche una nuova “sede”, ovvero una barca più grande, acquistata a Imperia e trasformata in cucina galleggiante con due friggitrici professionali a gas, piastra, cuocipasta e tutta l’attrezzatura necessaria per servire centinaia di persone nelle serate di alta stagione. Si chiama Cecilia, come una delle figlie di Simone. “Avevo bisogno di una barca più stabile, comoda e con meno manutenzione. Questa è in vetroresina, larga tre metri e lunga quasi dieci”.Pesce appena pescato, fritto misto e birrette fronte mareLa proposta gastronomica ruota intorno al fritto misto servito nel classico cartoccio, con pesce di paranza, triglie, naselli, gambero rosa, totani e altre specie locali variabili in base al pescato. “Facendo principalmente una cosa sola, cerchiamo di farla al massimo. Frittura asciutta, materia prima freschissima, olio sempre pulito che cambiamo anche più volte al giorno”. Accanto ai fritti, a rotazione compaiono anche proposte più creative nate per valorizzare il pescato meno conosciuto: trofie al sugo di pesce, burger di pesce, triglie marinate al limone, carpione e focaccine.Il tutto accompagnato da vino ligure, birrette fresche e qualche gradino di banchina trasformato in plateatico informale con vista sul porto. Un piccolo rito serale che conquista soprattutto i turisti e il successo del format si misura anche dalla reazione dei visitatori. “Per chi è ancora capace di meravigliarsi, vedere una barca con quattro ragazzi sorridenti che cucinano pesce fresco è qualcosa di abbastanza singolare”. Durante l’estate Il Pescetariano apre ogni sera dalle 17 in poi, nei mesi più freddi invece l’attività si concentra nei weekend.Un’idea di economia circolare sul mare ligureOltre al lato scenografico, Il Pescetariano racconta anche una forma concreta di economia circolare applicata alla pesca. L’obiettivo è ridurre gli sprechi, valorizzare tutto il pescato e raccontare al pubblico specie meno commerciali. “Cerchiamo di non sprecare niente. Se avanza del pesce, per esempio, lo lavoriamo in carpione o in altre preparazioni”. Per il futuro Simone immagina collaborazioni con produttori locali, agricoltori, apicoltori e realtà gastronomiche del territorio. “Tra pesca, attività e tre figli direi che così basta e avanza. Aprirne altri? Non mi è mai passato per la testa e spero non mi passi mai”.