Sappiamo che al sol sentir parlare di legge elettorale, a chi ci legge viene l’emicrania. Ma se chi ci legge fa parte della larga maggioranza degli italiani, vuole anche maggioranze e governi stabili.
Salvo inciampi, Giorgia Meloni si avvia a guidare il governo più longevo dal 1861, cioè dall’unità d’Italia. Questo è stato possibile perché la sua solida maggioranza è figlia delle divisioni di quello che oggi si chiama «Campo largo», una coalizione che mette insieme Renzi, Schlein, Conte, Bonelli e Fratoianni.
Oggi è impensabile che il «Campo largo» si divida. Conte ha detto giustamente che prima di parlare di primarie bisogna mettersi d’accordo sul programma. Cosa largamente prevedibile, ma di non facile realizzazione, visto che - in politica estera - capita di leggere in ogni situazione delicata una mozione diversa per i quattro partiti della coalizione di sinistra.
Nel 2006 sfogliammo l’una dopo l’altra le 281 pagine del documento dell’Unione «Per il bene dell’Italia» sottoscritto nello studio romano del notaio Gennaro Mariconda. E si sa come andò a finire.
Ma queste sono cose che accadono semmai dopo le elezioni, visto che con l’attuale legge elettorale in ogni caso il «Campo largo» ha le stesse possibilità di vittoria del centrodestra.












