Pubblica una sua foto su Instagram con occhiali da sole, vistosa collana d’oro e simboli inquietanti: due spade incrociate e un emoji divertito con la lingua di fuori. È uno dei minorenni arrestati. Condivide questa storia due giorni dopo aver ammazzato Bakari Sako con il resto del branco. Quando lo fa è ancora a piede libero. Non sembra preoccupato di un arresto imminente, che invece arriverà lunedì sera. Ma Instagram non è l’unico social per capire qual è la rete degli adolescenti che sabato scorso hanno spezzato per sempre una vita umana: omicidio in concorso aggravato dai futili motivi. È su TikTok che si trovano i contenuti più inquietanti: alcuni diventano virali proprio dopo i fermi e la conferenza stampa di magistrati e inquirenti. È semplice imbattersi in post così: una foto dei quattro minori arrestati, facce visibili, cuoricini e al centro la scritta «una presta libertà fratelli miei vi amo». L’autore è un ragazzo, 1.114 condivisioni. Ora la foto è stata cancellata. Basta seguire la rete delle loro amicizie per approdare su altri profili analoghi e leggere commenti del tipo: «Sempre uniti uno la spalla dell’altra forza ragazzi». «O giusto o sbagliato io sarò sempre dalla vostra parte». «Fratelli miei dalla nascita vi amo tanto e vi aspetto». «Nonostante i mille ostacoli sempre la stessa bandiera». «Fratelli nostri sempre insieme mai staccati». Condividono simboli e linguaggio da gangster, frasi scritte subito dopo la diffusione della notizia degli arresti, che poco dopo però - diventano contenuti privati o non più disponibili. Alcuni account dei presunti amici del branco, infatti, ieri erano pubblici, adesso sono stati limitati. Simboli da malavitosi Usano quasi tutti lo stesso emoji: le catene, nel loro gergo probabilmente un rimando al carcere. C’è chi aggiunge anche il simbolo della goccia di sangue alla fine del commento. Si proclamano fratelli dei carnefici, qualsiasi cosa abbiano fatto. Tra i post diventati virali c’è quello di una ragazza che sembra la “fidanzatina” di uno degli arrestati. Lei fissa il suo “omaggio” al carnefice, la sua promessa di amore per sempre, in alto al profilo, come si fa solo con i contenuti importanti. Scrive: «Sei la mia vita» sotto una foto di loro due insieme. Il post raccoglie 19.825 visualizzazioni e 812 condivisioni. Anche qui sotto si trovano commenti di adesione: «Sempre con te anima mia… ci dobbiamo fare forza per loro». «Sorellina mia è sempre con te». «Vita mia ritornerete più forte di prima». «Più forti di prima vite mie». Ve li proponiamo fedelmente, senza correzioni ortografiche e grammaticali. Tra i più visti e condivisi, 45 mila views, altri due post, anche questi poi cancellati: «Sempre forti nati nei guai e nati a non mollare mai. Una presta libertà fratelli miei» e «Siamo abituati al buoi però ricordatevi che il buoi non fa paura». Dove buoi sta per buio. Chissà se il buio a cui alludono è proprio il carcere. E come se i contenuti menzionati finora non fossero già abbastanza inquietanti, qualcuno aggiunge: «Orgoglio», con tanto di foto insieme ai minorenni arrestati. «Città vecchia vi aspetta» ha 669 condivisioni. E vai con altre foto di gruppo del branco sorridente. La gravità di tanta solidarietà assume contorni ancora più grandi se confrontata con i messaggi circolati tra sabato e domenica, appena si è diffusa la notizia dell’uccisione di Bakari Sako, quando ancora non lo chiamavamo per nome ed era per molti solo un immigrato, straniero, forse spacciatore. C’è chi ha scritto «meno uno», «se l’è cercata». Sono i toni dell’odio. Taranto tra sabato e domenica è distratta dai festeggiamenti di San Cataldo e dal derby calcistico della squadra ionica in Eccellenza. Complice anche il silenzio di gran parte delle istituzioni. Per molti la dinamica è chiara anche senza evidenze: «Regolamento di conti», «avranno litigato per storie di droga». E neanche dopo che si siamo affrettati a sottolineare che Bakari aveva i documenti, era bracciante, pagava le tasse e l’affitto, si è fermata la banalità estrema di chi, davanti allo schermo di un computer, ha continuato a scrivere: «Hanno sbagliato però stessero a casa loro». Su TikTok ci sono anche le mamme. Due di loro, dopo l’arresto dei figli, si sfogano: «Parlano solo sui social ma faccia a faccia non avranno mai il coraggio. I miei figli li ho cresciuti sola con tanti sacrifici e gli ho insegnato valori e dignità. Gli errori si possono fare, siamo tutti peccatori, ma noi gli errori li paghiamo sempre a testa alta». Un’altra condivide un video con le foto del figlio arrestato: 31 mila visualizzazioni. «Non ho mai provato dolore più grande vita della mamma. Ormai non vivo ma sopravvivo, ti amo».
Bracciante ucciso dal branco, quei post d’amore per i killer di Taranto
Sui social i messaggi di solidarietà ai ragazzi di Taranto fermati per l’uccisione di Bakari Sako, fra linguaggio e simboli da gangster: «Presto in libertà, fr…











