Il coltello e le pistole. La vita nel budello dei vicoli di Taranto vecchia e le foto con gli scooter accompagnate da uno stuolo di commenti: «Sei il sangue mio», si scrivono a vicenda su TikTok. Prima di versare quello degli altri.
Affiancando la bicicletta di Bakari Sako i membri del branco accusati dell’omicidio del bracciante maliano in piazza Fontana a Taranto – due 15enni, due 16enni e un 20enne - hanno mimato di puntargli addosso una pistola. Un segno con le mani, un monito. Che di lì a breve si sarebbe attuato brutalmente con il pestaggio a mani nude e l’accoltellamento. Ma quel gesto era sintomatico di qualcos’altro: la potenza di fuoco che avrebbero avuto a disposizione. E che solo qualche ora prima – attorno a mezzanotte e mezzo – uno di loro, il 15enne accusato di aver sferrato i fendenti mortali, ha mostrato all’interno della sala slot, ripreso dalle telecamere. Il ragazzo, davanti agli amici, impugna due pistole. Sarà lui poco più tardi ad accoltellare a morte Bakari Sako durante l’aggressione nata per futili motivi. O meglio: nessun motivo. Se non «l’esclusiva e l’immotivata volontà di provocazione e prevaricazione di soggetti sconosciuti ed indifesi», a dire della procura.












