Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano
Ultimo aggiornamento: 11:51
Questo articolo è gratis.
Per leggerne altri, ricevere le newsletter e avere libero accesso ai contenuti scelti dalla redazione
“A volte ancora la sento, la coltellata… Io non dovrei essere qui… Perché non mi sento le gambe?”. Era l’alba del 12 ottobre 2025, in pieno centro a Milano, zona Corso Como, fuori da uno dei locali più frequentati dalla gioventù milanese. Davide Simone Cavallo, 22enne studente della Bocconi, fu aggredito, rapinato e accoltellato per una banconota da 50 euro da un gruppo di cinque ragazzi giovanissimi, di cui tre minorenni. Quella notte, Davide, ragazzo sano, sportivo e pieno di vita, rischiò di morire dissanguato. Ora, dopo mesi di ospedale e una lunga riabilitazione, ha perso l’uso delle gambe e affronta ogni giorno una battaglia per recuperare almeno parte della sua indipendenza. La sua lettera, depositata oggi insieme agli atti del processo minorile e ordinario, è un racconto crudo e commovente di ciò che ha provato quella notte, al risveglio in ospedale e nei mesi successivi. Un testo che oscilla tra il dolore fisico, la paura, la rabbia e una straordinaria capacità di perdono.














