di
Federico Berni
Lo studente della Bocconi aggredito in corso Como a Milano, perdendo l'uso delle gambe: «Quattro di loro mi hanno scritto». Il processo? «Sono sicuro che si arriverà a una decisione lucida e giusta. Non promuovo l’idea di andare in giro con i forconi»
«Arrabbiato? Certo, lo sono, ma non li odio. Chi odia, soffre ancora». Anzi, con quei ragazzi che lo hanno reso invalido dopo un’aggressione avvenuta lo scorso ottobre nella zona dei locali di corso Como, a Milano, ha avviato una «conversazione aperta». La lettera di Davide Simone Cavallo, lo studente 22enne aggredito, accoltellato e reso invalido da cinque giovani (tre dei quali minorenni) durante una rapina per un bottino di 50 euro, ha fatto breccia nel cuore di molti lettori. Un lungo testo nel quale spiega perché perdona i responsabili - «ho compassione per loro» - e racconta la sua nuova quotidianità con parole semplici e straordinarie: «Ho perso le gambe, non la voglia di vivere».
Davide, nella sua lettera lei manifesta empatia, abbraccia idealmente i suoi aggressori. Poi aggiunge: «risparmiamoci i complimenti per la resilienza». Va bene, ma ci aiuti a capire: da dove arriva questa forza interiore? È consapevole della potenza delle sue parole?«Non penso alla portata di quello che ho detto. Ritengo che le cose più vere e importanti, quelle che hanno un effetto concreto sul mondo, sono quelle fatte spontaneamente, senza la consapevolezza che possano essere "speciali". Non mi soffermo a pensare quanto quello che ho scritto vada controcorrente, o abbia valore simbolico. È semplicemente quello che penso. Per me, non c’era altro da dire. Non sono ancora riuscito a perdonare del tutto, ma ho capito che sto andando in quella direzione. Non lo dico per fare il ribelle che va contro la "moda" della vendetta. Penso che la capacità di perdonare sia il meglio, per il mondo, e per ciascuno di noi. I miei sforzi vanno anche nel rifiuto di farmi avvelenare il corpo dal rancore, più di quanto non sia già avvenuto. Io sono credente, ma non è la cristianità a darmi il coraggio di perdonare, è una questione di umanità».








