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Ultimo aggiornamento: 8:03
L’Iran è impegnato in queste ore in un negoziato con la Fifa, parallelo a quello in corso con gli Stati Uniti per porre fine alla guerra iniziata il 28 febbraio: riguarda la partecipazione della Nazionale al Mondiale in programma in Usa, Canada e Messico dall’11 giugno al 19 luglio, il primo della storia a 48 squadre. Uno dei grandi tessitori di questa trattativa è il presidente della federazione di Teheran, Mehdi Taj, 66 anni, in carica dall’agosto 2022, dal 2019 vicepresidente della Confederazione calcistica asiatica. Ha un passato nel Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche e per questa ragione lo scorso aprile gli è stato negato l’ingresso in Canada, impedendogli di partecipare al Congresso Fifa di Vancouver. Ha anche trascorsi da giornalista: dal 1991 al 2001 fu caporedattore del giornale Jahan Varzesh.
Taj ha ribadito sabato che l’Iran vuole giocare, ma ha chiesto una serie di garanzie alla Fifa e ai Paesi organizzatori. “Vogliamo scendere in campo, senza rinunciare ai nostri valori, alla nostra cultura e alle nostre convinzioni. I padroni di casa devono tenere conto delle nostre preoccupazioni”. L’Iran ha sottoposto dieci condizioni. Tra queste, spicca proprio quella dei visti, non solo per giocatori e allenatori, ma anche per i dirigenti che hanno svolto il servizio militare nel Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche iraniane (IRGC). Il gruppo è infatti considerato un’organizzazione terroristica in Canada e negli Stati Uniti.










